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Pasqua, card. Betori: no ai fanatismi che in nome della religione negano l’umano

Il «fragore dei giochi pirotecnici del Carro» da una parte e l’«umile fiammella, quella del Cero pasquale» che «ha dato l’avvio al volo rapido della colombina». È partito da questo contrasto il card. Giuseppe Betori nell’omelia della Messa di Pasqua, celebrata in cattedrale. Pochi minuti prima aveva acceso con il cero pasquale la colombina che dal presbiterio era poi corsa veloce e sicura verso il Carro sistemato tra la cattedrale e il Battistero, accendendo i giochi pirotecnici e tornando indietro. Un volo senza intoppi da sempre considerato di buon auspicio per i raccolti e, più in generale, per il resto dell'anno.

Parole chiave: Pasqua (86)
Lo scoppio del Carro oggi in piazza del Duomo

«La Pasqua a Firenze – ha commentato l’Arcivescovo - è evento fastoso, segnato dai bagliori e dal fragore dei giochi pirotecnici del Carro, un modo antico e bello per dire che la gioia di questa festa accomuna tutti: vuole penetrare il cuore di ciascuno, ma non teme anche di diventare esperienza di tutta una comunità».

Ma «come vescovo di questa città» - ha proseguito - «mi è d’obbligo però richiamare alla sorgente della festa, a porre lo sguardo lì da dove essa scaturisce. Se ci colpiscono infatti i fulgori e i potenti scoppi del Carro, non dobbiamo dimenticare che tutto questo nasce da un’umile fiammella, quella del Cero pasquale da cui ho tratto il fuoco che ha dato l’avvio al volo rapido della colombina. Se ci attrae la potenza del Carro, non dimentichiamo però l’umiltà del Cero, acceso nella Veglia pasquale dalle pietre del Santo Sepolcro. Da quel sepolcro, infatti, che ne custodiva il corpo è risorto colui che era stato crocifisso, lui che nella notte del mondo è apparso come luce inestinguibile, che orienta la vita e la storia degli uomini».

«Dopo l’eccitazione e lo stordimento dello scoppio del Carro», l’Arcivescovo ha quindi invitato i fedeli a porre lo sguardo sul Cristo «che è il sole della vita e della storia degli uomini», come troviamo scritto sul pavimento del Battistero. «Secondo la struttura profonda della fede cristiana che non si oppone alla ragione, ma la anima e vi si riconosce, quale strumento ci comprensione della ragionevolezza della realtà. In questa consonanza tra fede e ragione, tra luce di Cristo e sostanza delle cose sta la radice del rifiuto di ogni fanatismo assolutista che in nome della religione nega l’umano, e al tempo stesso di ogni relativismo nichilista, che in nome dell’umano nega la trascendenza e chiude quindi l’uomo nel groviglio dei propri desideri, negando ogni condiviso orientamento alla convivenza sociale. Sta qui il fondamento di una civiltà». 

Oggi la nostra civiltà, ha proseguito il card. Betori, «è posta in pericolo dall’assalto esterno di ideologie che usano il monolitismo religioso per diffondere un estremismo intollerante e omicida, ma che rischia in pari tempo di logorarsi al proprio interno nelle derive agnostiche e indifferenti a cui viene condotta da un relativismo esso sì scettico nei confronti dell’intelligenza umana a cui vorrebbe negare l’aspirazione al vero».

E richiamando il brano del Vangelo che racconta di Maria di Magdala che la mattina del sabato si reca  al sepolcro di Cristo, ha sottolineato come quello che lei vede, «una tomba da cui è stata tolta la pietra», le produca «solo ulteriore smarrimento».

«Questa condizione di oscurità – ha proseguito ancora - accompagna l’uomo in tutta la storia, ma si può dire che si è ulteriormente accentuata da quando egli ha preteso di possedere da sé i lumi che potevano chiarire tutto, il come delle cose e la loro natura, dovendo però nel contempo fare i conti con una crescente confusione circa i loro significati e i loro fini. Si sono così scatenate le ideologie più barbare e si è persino tentato di giustificare gli eccidi più inumani. Ancora oggi la confusione circa la persona umana e la sua dignità, le sue relazioni e i suoi progetti, sta disfacendo il tessuto sociale, minando le basi della giustizia e della solidarietà, con preoccupanti prospettive per il futuro stesso dell’umanità. Un uomo che non riesce a controllare più gli strumenti che si è dato, si avvia verso un mondo in cui ci si chiede se ci sarà ancora spazio per l’umanità così come la conosciamo».

«Di qui – ha detto ancora il Cardinale - scaturisce un appello, perché ciascuno si sforzi di uscire dal conformismo e si impegni per una scelta personale, che non abbia timore di guardare il volto di Cristo e di confrontarsi con lui».

Pasqua, card. Betori: no ai fanatismi che in nome della religione negano l’umano
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