Vita Chiesa
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Pasqua, mons. Tardelli: «Quel giorno di duemila anni fa cambiò tutto»

Quel giorno di duemila anni «tutto era come prima, nessun problema era stato risolto. All’apparenza. Oggi, dopo duemila anni, io so che in realtà tutto cambiò in quel giorno; che fu l’alba di un nuovo orizzonte, perché in quel giorno l’amore vinse definitivamente la morte». Lo scrive il vescovo di Pistoia, mons. Fausto Tardelli, nel messaggio di auguri alla città e alla sua Diocesi.

Parole chiave: Pasqua (86)
Mons. Fausto Tardelli

Ecco il testo integrale del messaggio:

Quel mattino lontano di tanti anni fa, quando il sepolcro dove era stato deposto il corpo di Gesù venne trovato vuoto, fu un giorno come tanti altri in Palestina e nel resto del mondo. I romani calpestavano ancora col peso delle loro legioni quella terra d’oriente. Erode era ancora sul trono, Anna e Kaifa al loro posto nel tempio di Gerusalemme. Come ogni giorno, anche in quel giorno si uccise e si violentò, si rubò e furono perpetrati orrendi delitti. Continuò la disperazione di molti e ciechi e storpi e muti e sordi e lebbrosi continuarono a mendicare dolenti la possibilità di una vita migliore. Rispetto ai giorni precedenti, nulla sembrò cambiato quel mattino dopo il sabato di tanti secoli fa. Tutto era come prima, nessun problema era stato risolto. All’apparenza. Oggi, dopo duemila anni, io so che in realtà tutto cambiò in quel giorno; che fu l’alba di un nuovo orizzonte, perché in quel giorno l’amore vinse definitivamente la morte. Non era mai accaduto prima. Accadde quel giorno con quel crocifisso mite che perdonò chi lo stava uccidendo e risuscitò come aveva predetto. Se ne parlo ancora oggi dopo tanto tempo come di una vicenda che mi ha conquistato e che mi riempie il cuore di allegria nonostante tutto, è perché quel giorno tutto cambiò. Cominciò una storia nuova e nel mondo si riversò una speranza che infiammò d’amore e di gioia una moltitudine immensa di miti operatori di pace. Oggi so che, se voglio, posso appartenere a questa schiera di fratelli e sorelle che aprono spazi di umanità nuova, senza far rumore, morendo se necessario, ma facendo fiorire la vita.

A tutti voi fratelli miei carissimi che vivete in città e nella diocesi, credenti o non credenti, stranieri o italiani, soprattutto a voi che soffrite per mille motivi, non so dirvi che una sola parola, sperando di dirvela anche con la mia povera vita: Cristo è risorto! Si, E’ veramente risorto! Con Lui, per Lui e in Lui, un altro mondo è possibile!

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