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Patriarcato ecumenico: incontro Primati ortodossi, presente anche Mosca

Da oggi fino al 9 marzo a Istanbul si riuniscono i primati delle Chiese ortodosse, convocati dal patriarca di Costantinopoli Bartolomeo per programmare insieme lo svolgimento di un Grande Concilio panortodosso. L'evento è di particolare importanza perché in un futuro «grande concilio» i patriarchi ortodossi dovranno stabilire alcune questioni chiave come la proclamazione di una chiesa autocefala (indipendente) e concordare l'ordine di primato tra le varie Chiese ortodosse.

Percorsi: Ecumenismo - Ortodossi
Parole chiave: Bartolomeo (52)

Bisognerà stabilire anche il modo in cui saranno prese le decisioni, con un largo consenso o diversamente. Nella sede del Patriarcato ecumenico a Istanbul, da ieri sono in corso i lavori del gruppo preparatorio dell'incontro dei primati ortodossi che sta stabilendo l'agenda dell'evento sotto la presidenza del metropolita di Pergamo Ioannis Zizioulas e con la partecipazione di rappresentanti da 15 Chiese ortodosse da tutto il mondo. Molto importante è la partecipazione ai lavori del Patriarcato di Mosca che è giunta al Fanar con una delegazione guidata dal metropolita Hilarion, capo del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato. Nella giornata di ieri sono stati trattati diversi argomenti tra i quali il dialogo ecumenico con la Chiesa cattolica, la situazione dei cristiani nel Medio Oriente, la povertà nel mondo e altre questioni riguardanti la procedura sulla convocazione del prossimo grande concilio della Chiesa ortodossa.

«Questo Concilio si sta preparando ormai da 50 anni e molti di noi si chiedono quanto potrebbe durare ancora questo processo», ha detto nel suo intervento il metropolita Hilarion. E ha aggiunto: «Dobbiamo abbreviare i tempi per la preparazione e creare un meccanismo che stabilisce il giorno e le regole per il Concilio e definisce chi parteciperà e come saranno presentate le diverse Chiese. Un'altra questione importante è chi prenderà le decisioni e in che modo». Secondo il rappresentante del Patriarcato di Mosca il tema numero uno al cuore del mondo ortodosso riguarda i cristiani in Medio Oriente alle prese con una situazione che sta seriamente minacciando la loro sopravvivenza e la presenza del cristianesimo nella regione. Dopo la primavere araba e lo sconvolgimento dei regimi, «è cominciato il caos», ha detto Hilarion. E con il disordine, hanno preso il sopravvento le «forze estremiste» e gli attacchi contro i cristiani, con rapimenti di sacerdoti, vescovi, suore e distruzione di chiese.

«Tutta questa tragedia - ha detto Hilarion - si sta svolgendo sotto i nostri occhi. È spesso passata sotto silenzio dai media. E noi, in quanto rappresentanti delle Chiese ortodosse locali, dobbiamo fare tutto il possibile per attirare l'attenzione della comunità mondiale su questa situazione, affermare la nostra solidarietà con i nostri fratelli e sorelle perseguitati affinché il genocidio dei cristiani in Medio Oriente si fermi e coloro che sono stati rapiti tornino in libertà e coloro che invece hanno dovuto abbandonare le proprie case possano ritornarci». Una solidarietà speciale è stata espressa dal Patriarcato di Mosca verso la Chiesa di Antiochia chiedendo la liberazione dei due vescovi rapiti lo scorso anno che «tutti noi conosciamo molto bene e per i quali preghiamo».

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