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Pax Christi: le riflessioni della prima giornata del convegno di Vicenza

Si è aperto ieri, a Vicenza, il convegno di Pax Christi che da diversi anni precede la Marcia per la pace del 31 dicembre, promossa dal movimento internazionale cattolico per la pace, da Caritas Italiana, dall’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Cei, dall’Azione Cattolica e, quest’anno, dalla diocesi di Vicenza.

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«Dalla prima alla terza guerra mondiale: le lezioni della storia, le ragioni della pace, il soffio della profezia»: questo il tema della due giorni di approfondimento e riflessione. In apertura il vescovo della città, monsignor Beniamino Pizziol, ha salutato gli oltre 100 convegnisti presenti da ogni parte d’Italia e ha dato il benvenuto a monsignor Giovanni Giudici, presidente di Pax Christi sino a poche settimane fa, a monsignor Giovanni Ricchiuti, che gli è subentrato, e a monsignor Luigi Bettazzi, che ha partecipato a tutte le 46 Marce per la pace. «La scelta di Vicenza per la Marcia?», ha detto don Maurizio Mazzetto, sacerdote diocesano e coordinatore del Punto Pace di Pax Christi Vicenza: «Soprattutto perché è una delle città più militarizzate d’Italia, per via della base americana denominata Del Din, a servizio della nuova struttura militare statunitense chiamata Africom».

Molti cristiani della città e dell’intera diocesi, con tanti cittadini consapevoli - ha aggiunto don Mazzetto -, hanno ampiamente manifestato e operato perché la nuova base militare non venisse costruita, tenendo conto che la città e i suoi dintorni sono già occupati da realtà che hanno ospitato, dagli anni Settanta agli anni Novanta del secolo scorso, persino materiale nucleare. E dopo aver ricordato la testimonianza di don Primo Mazzolari, le parole forti contro la grande guerra di Benedetto XV, don Maurizio ha concluso ricordando che «il bene fondamentale che gli uomini devono darsi reciprocamente è quello della pace».

Come ribadito più volte da Papa Francesco, ha sottolineato Sergio Paronetto, vicepresidente di Pax Christi, che si è soffermato sul «realismo profetico di Francesco». Le parole e le azioni di Francesco, ha affermato, hanno il sapore del realismo che «smaschera gli interessi in gioco in un sistema orientato alla guerra, l’azione dell’industria della distruzione, degli affaristi della guerra e ‘dell’impero del denaro’ che schiaccia, corrompe, uccide, la globalizzazione dell’indifferenza».

Un realismo che bussa a tutte le nostre distrazioni, pigrizie e complicità. Ma Francesco, nello stesso tempo, ha tutto il colore della profezia perché, ha detto Paronetto, «non c’è vero realismo senza profezia. Non c’è vera profezia senza il segno, l’uscire, il camminare, l’incontrare, il curare la carne di Cristo».

Il debito pubblico, che rappresenta un vero cappio al collo per popolazioni e comunità, lo Stato di Palestina oramai riconosciuto tale a livello internazionale, l’Iraq, la Siria, il lavoro di tanti gruppi e comunità di Vicenza e non solo per arginare la militarizzazione della città e la cultura belligerante che ne consegue: questi i temi principali e le testimonianze di ieri pomeriggio. E l’invito concreto a firmare per la proposta di legge di costituzione di un dipartimento di difesa civile non armata e nonviolenta (info: www.difesacivilenonviolenta.org).

L’appuntamento di oggi prevede l’intervento di monsignor Luigi Bettazzi, sulla «pace dal Concilio alla Evangelii Gaudium», di Adel Jabbar (sociologo iracheno), sul tema «Le conseguenze dell’inutile strage», e le testimonianze di Giorgio Massi, ammiraglio militare in pensione, e Lisa Clark (Beati i costruttori di pace). A concludere l’incontro sarà monsignor Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi Italia. 

Fonte: Sir
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