Vita Chiesa
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Pellegrini italiani in Terra Santa il calo è del 46%

Da Nord a Sud del Paese il quadro è omogeneo: dappertutto si registra un sentimento di paura per il rischio di violenze, nonostante le rassicurazioni degli operatori e i racconti sereni di chi rientra. Don Mario Lusek, responsabile dell'Ufficio nazionale per la Pastorale del tempo libero, turismo e sport: «La Cei ha in agenda il rilancio. Il pellegrinaggio è un atto di amore e di carità».

Pellegrinaggio italiano al Santo Sepolcro

«Non abbandonateci! Continuate ad organizzare pellegrinaggi in Terra Santa! La sicurezza nei santuari e nelle zone frequentate dai pellegrini è garantita. E noi cristiani di Terra Santa abbiamo bisogno più che mai della presenza e del sostegno dei pellegrini». Purtroppo sembra destinato a cadere nel vuoto l’appello di padre Pierbattista Pizzaballa, Custode della Terra Santa, lanciato in estate. I pellegrini che fino all’anno scorso popolavano i luoghi santi così come le stradine di Gerusalemme Vecchia, quelle che portano al Santo Sepolcro, al Muro Occidentale, la Via Dolorosa, non si vedono più. Il calo è evidente oltre le statistiche che fanno segnare per gli italiani un calo del 46%, rispetto al 2014. Fino alla metà di settembre i gruppi provenienti dall’Italia sono stati circa 700, «molto al di sotto degli anni precedenti» annota il Custode. E i prossimi mesi non sembrano riservare un’inversione di tendenza, stando a quanto raccontano alcuni tra i principali organizzatori di pellegrinaggi.

La paura di partire. Nemmeno la magia di un Natale a Betlemme o di un Capodanno a Gerusalemme riesce a convincere i pellegrini italiani a partire. Non sono in discussione la fede o le motivazioni personali - la Terra Santa resta una meta ambita dai nostri connazionali - ma è la paura a farla da padrona. Le immagini che arrivano dal Medio Oriente, la guerra in Siria e Iraq, l’Isis, gli scontri di questi giorni e le uccisioni a Gerusalemme e in Cisgiordania allontano i pellegrini che preferiscono attendere tempi migliori. «Sono fatti che distruggono un lavoro di organizzazione lungo mesi - spiega Giampiero Momo, direttore dell’Opera diocesana pellegrinaggi di Torino - abbiamo portato in Terra Santa promotori e sacerdoti per far vedere che ciò che accade non lede la sicurezza dei pellegrini. Israeliani e palestinesi se vogliono tornare a vedere i pellegrini devono dare seri e concreti segnali di pace. Ogni anno eravamo soliti portare 500/600 pellegrini. Quest’anno se arriveremo a 150 sarà già tanto. E per il futuro, se non cambia la situazione, prevediamo un ulteriore calo di presenze». All’Opera diocesana pellegrinaggi di Napoli, dichiara Alessandra D’Antonio, la proposta della Terra Santa «pur desiderata, viene accolta con diffidenza. La prima cosa che i gruppi interessati chiedono è la garanzia della sicurezza. Per molti, infatti, Israele e Palestina sono la stessa cosa che Siria e Iraq, cosa non vera. Per questo motivo molti rinunciano al viaggio». Il calo dei pellegrini bolognesi tocca il 60%, come riferisce Alessandra Rimondi, dell’agenzia «Petroniana viaggi», vicina all’arcidiocesi di Bologna. «Negli anni scorsi trovare in questo periodo un posto su un volo per Tel Aviv era un’impresa. Abbiamo prenotazioni per Capodanno in Terra Santa ma davanti ai fatti di questi giorni gli iscritti cominciano a nutrire dubbi sulla partenza». Un meno 60% anche per i pellegrini milanesi. L’agenzia dell’arcidiocesi ambrosiana, «Duomo viaggi», cerca di correre ai ripari con proposte diversificate, quali viaggi in Israele legati ai temi dell’Expo. «Lo scopo - dicono dall’agenzia - è quello di mostrare che non c’è nulla da temere e che si può viaggiare in Terra Santa in completa sicurezza». Ma come convincere i pellegrini italiani a tornare in Terra Santa? La paura è irrazionale, non si controlla. Più che tentare di rassicurare e sensibilizzare, serve testimoniare. Per dirla con don Massimo Pavanello, responsabile del Servizio per la pastorale del turismo e dei pellegrinaggi dell’arcidiocesi di Milano, «la testimonianza personale di chi torna dal pellegrinaggio è il mezzo più efficace. Chi più di una persona che torna da un pellegrinaggio può raccontare che i timori sono del tutto infondati?».

Voglia di andare. Lo possono testimoniare i pellegrini della diocesi di La Spezia, da pochi giorni tornati dalla Terra Santa. Guidati dal loro vescovo, monsignor Luigi Ernesto Palletti, hanno potuto visitare in modo sicuro tutti i luoghi santi, compresa la Moschea di Omar, dove pure nei giorni precedenti erano scoppiati incidenti. Lo stesso vale per i circa 200 pellegrini della Brevivet, tour operator delle diocesi di Brescia, Bergamo, Mantova, Cremona, dell’Opera diocesana pellegrinaggi di Lugano e della Compagnia di San Paolo. «Altri 300 partiranno da qui a dicembre» afferma Giovanni Ciraci, responsabile vendite e commerciale Brevivet, che pure conferma un calo di pellegrini 35-40 %. In rampa di lancio anche il pellegrinaggio della diocesi di Roma, dal 19 al 26 ottobre, guidato dal cardinale Agostino Vallini. «È dalle diocesi - sottolinea don Mario Lusek, responsabile dell’Ufficio nazionale per la Pastorale del tempo libero, turismo e sport - che deve partire il rilancio dei pellegrinaggi in Terra Santa - favorire i pellegrinaggi in Terra Santa vuole dire aiutare in modo concreto le comunità cristiane locali. Va ribadito che i pellegrini e i luoghi santi non sono stati mai oggetto di attacchi e violenze. La Cei ha in agenda il rilancio dei pellegrinaggi vedremo di trovare il modo migliore per farlo. Il pellegrinaggio è un atto di amore e di carità».

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