Vita Chiesa
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Pistoia, l'ingresso di Tardelli: «Ciò che conta è la gioia dell’incontro con Cristo»

È «gioia» la parola chiave nell’omelia di Fausto Tardelli: la prima tenuta da vescovo, dopo il settennato di Mansueto Bianchi, nella cattedrale di Pistoia, lunedì scorso, festa dell’Immacolata concezione di Maria.

Un momento dell'ingresso di mons. Tardelli in Diocesi di Pistoia

«Gioia» come le prima parole della Evangelii gaudium che riferiscono questa specifica condizione al Vangelo di Gesù e alla scoperta «di una misericordia che ci è usata e che diventa messaggio di speranza per tutti». Precisato che vuole essere questa l’ispirazione di tutto il suo ministero pistoiese, Tardelli ha aggiunto che «non sono le strutture da cambiare nella chiesa, non è l’alchimia di nuove formule, magari maggiormente democratiche a fare della chiesa qualcosa di più rispondente al suo Signore. Non sarà un adattarsi allo spirito del mondo, alle mode culturali del momento o ai capricci dell’uomo a renderla fermento del mondo nuovo. Non sarà il trasformarsi in un’impresa sociale a farla essere gesto concreto d’amore per gli ultimi». Quello che conta, in ogni luogo e pure a Pistoia, per fare «bella» la «sposa di Cristo», sarà invece «soltanto la gioia sperimentata nell’incontro con Cristo».

Parlava, Fausto, a una comunità che il sindaco Samuele Bertinelli (accogliendo il vescovo, curiosamente, non sotto l’ingresso del palazzo comunale ma accanto alla targa che nella - splendida e densa di simboli -piazza del Duomo indica nientemeno che … il Tribunale e la Procura) aveva appena terminato di definire «inquieta e disorientata» per questi mesi di vuoto e di attesa.
In una città dove «malignare» è sport amato, l’insistenza del vescovo su «rughe, ferite, peccati, membra fiacche, cadute, lacrime, serpente antico» lascia intendere qualcosa di non retorico. Idem per l’invito a mettersi sotto la protezione di «Lei» da cui esce «Colui che schiaccia la testa al maligno sempre all’opera».

E Pistoia ha accolto con affetto e curiosità, speranza e trepidazione, il suo nuovo vescovo. In tanti hanno affollato la cattedrale e, prima, la basilica dell’Umiltà. Davvero lunga la processione fra i due luoghi di culto, che sono anche preziose testimonianze di arte, in una città per qualche istante «sconvolta» nel rito dello struscio festivo. E con tanti negozi già pieni di «sconti». In molti venivano da San Miniato, terra dove il vescovo ha lasciato un bel ricordo e terra di confine, attraverso la parrocchia di Mastromarco, con la nuova terra pistoiese. Proprio dalla periferia di Mastromarco, presto, era partita la lunga giornata di Fausto: per proseguire in quattro luoghi simbolo (ospedale, carcere, mensa dei poveri, centro per disabili) di sofferenza e speranza.

Fra i tanti lungo via della Madonna in attesa del nuovo vescovo, anche due pensionati («Ovvia, si sente queste bischerate e poi si va a casa») che, a proposito di sana ironia toscana, fanno il paio con altri in via degli Orafi a fianco di una lunga processione («cacchio, quanti sono») che passa davanti all’ennesimo negozio (vuoto) di abbigliamento dove prima c’era una bella libreria («Eccolo... è il nuovo vescovo... non è mica vecchio... parea più grosso... la tv frega sempre... guarda, c’è pure il sindaco: son già innamorati»).
Nello scambio di saluti fra il sindaco filosofo e il vescovo che ai carcerati aveva appena finito di confessarsi pure lui … prigioniero («incarcerato nelle mia mancanze»), c’è tutto ciò che deve esserci: i timori per il lavoro che manca e la paura per la corruzione che avanza, la rivendicazione di distinzione fra i due poteri ma anche la riaffermazione di reciproca stima, con la voglia di «camminare insieme». Altra processione, fra battistero e cattedrale, con 12 vescovi e il cardinal Betori preceduti da tutti (o quasi) i preti e i diaconi pistoiesi. E prima ancora le autorità civili. In apertura di celebrazione Fausto riceve «obbedienza e riverenza» da alcune rappresentanze (diaconi, religiosi, religiose, laicato) e, a proposito di simboli, «da tutti i presbiteri incardinati nella diocesi». Tutti. E tutti i preti abbracciano il nuovo pastore.

La Messa finisce due ore abbondanti dopo e Fausto va nella navata sinistra a pregare la «Madonna delle Porrine»: dipinto assai venerato che ricorda come Maria sconfisse una epidemia in pieno Medioevo. Fatica a sottrarsi dalle tante strette di chi vuol fargli vedere di esserci stato.

E adesso può iniziare la sua missione nella città dalle vie strane. Fra via «Abbi Pazienza» e vicolo «Brontola», piazzetta «degli Umiliati» e vicolo del «Malconsiglio», via «della Forra Sanguinaria» e vicolo «Bacchettoni», ne avrà di cose da fare, il vescovo Fausto che arriva dopo il vescovo Mansueto, in una diocesi che si estende dai monti di Zeno ai colli di Leonardo. Ma l’opera («diffondere nella città degli uomini il profumo di Cristo») val bene l’impegno.

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