Vita Chiesa
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Plenaria Ccee: «negare cittadinanza a Dio è impoverimento spirituale e sociale»

«Il togliere o il negare cittadinanza al Dio di Gesù Cristo non è garanzia di sviluppo, ma è all’origine di quell’impoverimento spirituale e morale che caratterizza i nostri tempi e che, alla lunga, genera anche impoverimento sociale, economico e culturale». E’ un messaggio all’Europa perché non releghi il cristianesimo ai margini quello che i vescovi presidenti delle Conferenze episcopali d’Europa lanciano all’Europa da Monaco, al termine della loro assemblea plenaria annuale che ha portato alla elezione della nuova presidenza con alla guida il cardinale Angelo Bagnasco.

Una conferenza stampa del Ccee

«Le religioni – scrivono i vescovi nel messaggio -, quando sono autentiche, cercano di essere sempre fattore di crescita umana e di sviluppo integrale. In questa prospettiva, auspichiamo che anche in Europa, dove molteplici segni socio-culturali vanno nella direzione di assegnare al cristianesimo un ruolo marginale attraverso pratiche discriminatorie, di considerare attentamente che una sana laicità implica il riconoscimento del giusto valore della religione nella società e nella vita dei popoli».

Nel corso dell’assemblea plenaria, i vescovi hanno affrontato anche la drammatica urgenza dei fenomeni di persecuzione di molti cristiani in crescita in varie parti del mondo. «Esprimiamo con forza – si legge nel messaggio – la nostra ferma condanna per questi eventi che ledono i diritti dell’uomo e in particolare la libertà religiosa. Sono manifestazioni di una violenza irrazionale alimentata, troppo spesso, da un richiamo a motivazioni religiose che costituiscono un abuso ed un affronto al Nome stesso di Dio». Nel ricordare la denuncia più volte espressa da papa Francesco sull’ «ingiusto riferimento a Dio nella pratica della violenza», i vescovi lanciano un appello ai governi e capi di Stato. «Noi Vescovi, riuniti a Monaco mossi da una preoccupazione pastorale, chiediamo a quanti sono preposti al governo dei popoli e delle nazioni, sul piano nazionale e su quello internazionale, di operare per garantire la dignità ed integrità delle persone e delle comunità, specialmente le più vulnerabili».

Il messaggio rivolge poi un pensiero forte ai cristiani emarginati e perseguitati a causa della loro fede. «Alle sorelle e ai fratelli cristiani che patiscono emarginazione e discriminazione, e specialmente a coloro che sono perseguitati, vogliamo dire la nostra prossimità. Non taceremo e soprattutto non vi abbandoneremo. Con il pensiero rivolto a quanti sono morti confessando la loro fede in Cristo, ricordiamo il valore luminoso della loro testimonianza e l’impegno della nostra».

Fonte: Sir
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