Vita Chiesa
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Prato: mons. Agostinelli, i cristiani diano «un contributo per sanare le fratture presenti nel mondo»

Un migliaio di pratesi ieri sera alla processione del Corpus Domini per le strade del centro di Prato. Dal vescovo l'invito ad occuparsi delle povertà presenti nel nostro mondo.

Benedizione eucaristica dal Pulpito di Donatello

«Diamo un contributo per sanare le ‘fratture’ presenti nel nostro mondo: tra gli immigrati, i poveri, le famiglie in crisi, i giovani, gli anziani, i disoccupati e i lavoratori incerti sul futuro». Nel giorno del Corpus Domini il vescovo di Prato, monsignor Franco Agostinelli, ha ricordato a tutti i pratesi che «il posto dei cristiani è là dove l’umanità è lacerata, dove ci sono persone interiormente lacerate, a causa della malattia, dell’esclusione, delle difficoltà della vita, nei fallimenti affettivi ed esistenziali. Se non fossimo lì, dove essere altrimenti?».

Per mons. Agostinelli questo è il senso dello «spezzare il Pane dono di Cristo» che rinnoviamo durante la celebrazione della Messa. Le parole del vescovo sono risuonate ieri sera, giovedì 26 maggio, dal pulpito di Donatello, al termine di una solenne processione che ha attraversato molte strade del centro storico. Poi, in piazza Duomo, la benedizione eucaristica impartita dal vescovo dal pergamo di Donatello.

«Alla città di Prato – ha detto in quella circostanza – nella sua trasformazione sociale e culturale che è sotto i nostri occhi, la Chiesa vuole offrire Dio come compagnia per l’uomo nella sua condizione reale, con la sua miseria a volte drammatica. Noi crediamo che la via sia più umana quando si scopre che non siamo abbandonati al caso o alle forze del male. Noi vogliamo testimoniare in mille modi un Dio presente e vivo. In questa prospettiva – ha sottolineato il presule – nella nostra città, svelando e testimoniando la grande speranza evangelica, vogliamo rafforzare le piccole speranze, incoraggiando sempre al bene nelle mille tormentose vicende quotidiane, perché si rialzi la testa e lo sguardo». «Noi non siamo accanto alla città – ha aggiunto – ma nella città; anzi, siamo anche noi la città di Prato. La lenta ed efficace trasformazione che Gesù, presente qui e ora tra di noi e in ogni tabernacolo della nostra città, attua, domanda una risposta sincera, leale, creativa, generosa, tutt’altro che bigotta o clericale».

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