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Processione Palermo: Diocesi, «Nessun inchino». «Fede e mafia incompatibili»

«Non sembrerebbe che vi sia stato alcun inchino, così come riportato da organi di stampa». L'Arcidiocesi di Palermo affida a una nota ufficiale alcune valutazioni in relazione alla processione svoltasi domenica 27 luglio con il simulacro della Madonna del Carmelo nel rione Ballarò.

Percorsi: Mafia

La notizia riportata sul quotidiano «La Repubblica», e rilanciata da altri media, «circa il ‘presunto inchino' del simulacro della Madonna del Carmelo davanti a un esercizio commerciale di un mafioso induce a riaffermare con forza che la mafia è una realtà profondamente antievangelica, anche se talvolta mascherata di linguaggi e cerimonie a prima vista religiosi», afferma la nota diocesana. Il testo prende le mosse dall'esortazione apostolica «Evangelii Gaudium» di Papa Francesco che «fa esplicito riferimento alla forza evangelizzatrice della pietà popolare quale autentica espressione dell'azione missionaria del Popolo di Dio».

«A tutti è noto come la pietà popolare sia ampiamente diffusa nella pratica religiosa dei fedeli. L'arcidiocesi di Palermo nel rinnovato impegno di evangelizzazione e promozione umana sui sentieri indicati dal Concilio Vaticano II, da diverso tempo, attraverso il Centro diocesano delle Confraternite, è attivamente impegnata per mettere a frutto questa peculiare azione evangelizzatrice, nella quale sono anche coinvolti numerosi presbiteri parroci che si dedicano alla cura pastorale delle Confraternite laicali».

«Al fine di assicurare questi obiettivi si è chiesto in questi ultimi anni al Centro diocesano delle Confraternite di attualizzare statuti e regolamenti perché indichino con chiarezza le norme volte a garantire un autentico cammino di crescita nella fede e nella testimonianza cristiana, assicurandosi che esse abbiano», come indicato nell'esortazione «Christifideles laici», di Giovanni Paolo II, i criteri di ecclesialità: ossia «primato della vocazione del cristiano alla santità; responsabilità del credente a confessare la fede cattolica; comunione salda e convincente con il Papa e il vescovo diocesano; partecipazione al fine apostolico della Chiesa, impegno di una presenza nella società civile».

A questo punto il testo della diocesi di Palermo ricorda una serie di interventi dei Pontefici che hanno ribadito l'incompatibilità della fede cristiana con la mafia, citando lo stesso Giovanni Paolo II nella Valle dei templi, Benedetto XVI a Piazza Politeama e Papa Francesco a Sibari. «Ma per la nostra comunità diocesana - prosegue il comunicato - è sempre fonte di ispirazione la luminosa testimonianza del beato Pino Puglisi, ‘coraggioso testimone della verità del Vangelo'. La sua, come quella di tanti altri presbiteri è la conseguenza logica e teologica dell'aver preso sul serio l'evangelizzazione del territorio e la promozione umana dei suoi abitanti, attraverso una azione pastorale incarnata nel vissuto concreto e quotidiano».

La nota dell'arcidiocesi di Palermo esprime «un particolare plauso ai presbiteri e ai numerosi operatori pastorali che lavorano quotidianamente nei quartieri del centro storico e delle periferie della nostra città, ben coscienti della difficoltà cui si va incontro per creare una cultura nei comportamenti della gente. Luoghi spesso degradati e privi dei più elementari servizi di aggregazione sociale e, pertanto, da considerare a rischio per quanti vi abitano». «L'assenza della legalità e la carente presenza dello Stato possono indurre i più deboli e i più indifesi a lasciarsi circuire da personaggi in odor di mafia e ad assumere una ‘sub cultura mafiosa' con i conseguenti comportamenti privi di alcun riferimento alla legalità, al bene comune e tantomeno all'appartenenza ecclesiale».

«Sull'esempio del beato Puglisi occorre vigilare costantemente e lavorare intensamente mediante una sistematica opera evangelizzatrice nella formazione delle coscienze perché anche all'interno delle realtà ecclesiali possa essere percepita l'assoluta incompatibilità tra la fede e la mafia».

A questo punto l'arcidiocesi specifica che «né il signor Alessandro D'Ambrogio né suoi familiari risultano essere membri della Confraternita Maria SS. del Carmelo, come non lo è neanche il signor Tonino Serenella»; la processione «sembra avere avuto uno svolgimento sereno, secondo quanto riferito dal superiore e dal diacono della comunità dei Padri Carmelitani, come pure da un membro del Consiglio diocesano delle Confraternite, presenti all'evento». «È noto a tutti che il fercolo processionale durante il tragitto compie numerose fermate per atti devozionali da parte dei fedeli e per la consegna di eventuali offerte», ma «non sembrerebbe che vi sia stato alcun inchino»: il simulacro della Madonna «non si è inchinato, non è stato girato verso l'esercizio commerciale. Vi è stata solo una fermata per la richiesta di avvicinare un bambino al simulacro». «Dal video si può costatare che si è trattato di una brevissima sosta».

Fonte: Sir
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