Vita Chiesa
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Quaresima, la buona notizia del digiuno

Dal 10 febbraio, mercoledì delle Ceneri, inizia quel cammino verso la Pasqua portatore di buoni messaggi e suggerimenti da che cosa digiunare o no.

Parole chiave: Digiuno (2)
Spreco di cibo (Foto Sir)

Quaresima indica un tempo di grazia che viene incontro e che domanda di essere accolto e vissuto. È il cammino verso la Pasqua, domenica dopo domenica sostenuti e nutriti, paradossalmente dal digiuno. Dato di difficile lettura, eppure ricco di significati per coloro che si arrendono ad esso senza pregiudizi, disposti a lasciarsi illuminare dai suoi insegnamenti. Il digiuno quaresimale non si spiega ma ci spiega. Per questa ragione deve essere accolto in allegrezza: «Quando digiunate, non assumete aria malinconica... Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto...» ( Mt 6,16-18). Viene a te come portatore di buoni messaggi, a suggerire da che cosa digiunare e no.

1. In primo luogo il digiuno nel quale è chiamato a entrare il tu personale e ecclesiale ricorda l’urgenza del mai digiunare dalla perdita di memoria di un amico e della sua promessa, e di ravvivare quotidianamente la fame e la sete di lui. È importante, in equilibrio, dare tempo al prendere le distanze dal cibo come occasione di verifica da quali cibi dobbiamo prendere le distanze, nel caso l’oblio del Signore Gesù e l’attesa del Regno, e quali cibi dobbiamo coltivare, nel caso la fame e la sete del Signore Gesù tradotte in invocazione: «Vieni, Signore Gesù» (1 Cor 16,22; Ap 22,17), e la fame e la sete dei nuovi cieli e della nuova terra tradotte in invocazione: «Venga il tuo regno» (Mt 6,10). Digiuno dunque come opportunità per risvegliare la coscienza al chi determina il pensare, il sentire, il volere e l’esistere della Chiesa e del discepolo nella Chiesa. Un piccolissimo segno donato come finestra aperta a memorie decisive.

2. In secondo luogo il digiuno nel quale è chiamato a entrare il tu personale e ecclesiale ricorda l’urgenza del mai digiunare dalla parola e di coltivare quotidianamente la fame e la sete di essa: «Non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Mt 4,4). Il desiderio dell’Amico diventa il desiderio del suo Vangelo che la lettura libera dall’oblio, a sua volta fonte di libertà: per un rapporto con Dio nel canto filiale, per un rapporto con l’altro in un amore senza condizioni e riserve, gratis, per un rapporto con il creato nella custodia e con la morte per la vita. Dunque digiunare da tutto ciò che impedisce al Vangelo di essere il «prima di tutto», la grande fame e la grande sete alla cui luce discernere ogni parola e ogni gesto nella Chiesa, nella storia, nella vita di ciascun discepolo.

3. In terzo luogo il digiuno nel quale è chiamato a entrare il tu personale e ecclesiale ricorda l’urgenza del mai digiunare dalla fame e dalla sete di giustizia, affamati e assetati di essa: «Beati gli affamati e assetati di giustizia» (Mt 5,6); «Questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi... Dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri... senza distogliere gli occhi da quelli della tua carne» (Is 58,6-7). L’ ingresso nel digiuno è a memoria di una uscita dalla logica dell’arbitrio del più forte e del più astuto che affama, sottomette e arma l’uno contro l’altro, e riduce la terra a deserto, a inquinamento, a spazzatura. È a memoria di un ingresso nella partecipazione alla passione d’amore di Dio nei confronti del povero mondo. Chiesa povera per i poveri, sempre più a digiuno di potere, di prestigio e di sicurezza, sempre più affamata e assetata di giustizia accanto agli scarti della vita. Il suo posto.

4. In quarto luogo il digiuno nel quale è chiamato a entrare il tu personale e ecclesiale ricorda che l’urgenza del prendere le distanze dal cibo è un necessario per misurare bene il valore e il significato del cibo stesso. Leggilo come dono che viene dalla mano generosa del Padre di Gesù; leggilo come dono da accogliersi nello stupore e nel grazie; leggilo come dono che viene incontro alla tua fame, usane sobriamente  e curalo con amore; leggilo come dono da condividere, dalla mano del Padre alla tua, dalla tua alla mano del bisognoso. Leggilo infine come tuo maestro, ti rivela la verità di Cristo e in lui di Dio, moltiplicazione dei pani e pane spezzato per l’uomo. Ti rivela la tua verità di discepolo di Cristo.

È attraverso i piccoli segni che Dio rivela i suoi grandi sogni: una umanità sua amica, attenta alla sua parola, al povero, al giusto rapporto con il cibo. A gioia dell’uomo.

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