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Rapporto Eurispes: sempre più italiani si dicono cattolici non praticanti

La stragrande maggioranza della popolazione si dichiara cattolica (71%) ma non praticante. È questo ciò che si evince dall’ultimo Rapporto Eurispes presentato oggi alla Biblioteca nazionale di Roma.

Percorsi: Italia - Liturgia - Sacramenti
Parole chiave: Eurispes (8)
Fedeli e preghiera (Foto Sir)

La quota dei praticanti risulta essere quasi dimezzata rispetto a quella dei non praticanti (25,4% vs 45,7%). Rispetto al 2014, la fetta di italiani cattolici scende del 4,1%, accompagnata dalla riduzione dei praticanti passati dal 33,1% del 2014 al 25,4% del 2016. Aumenta parallelamente il numero di chi non è cattolico, dal 19,9% al 21,4%, rappresentati soprattutto dai giovanissimi (28,8%). Chi si dichiara cattolico praticante è soprattutto di sesso femminile (30,6%), circa 10 punti percentuali sopra gli uomini (20,6%) mentre c’è equilibrio fra i non praticanti (46,1% di uomini e 45,3% di donne). Solo il 5,3% dei cattolici partecipa più volte alla settimana alla Santa Messa, dato che si può dire stazionario visto che nel 1991 era il 5,9%. Il 31% assiste in occasione delle principali festività religiose e il 21,1% solo di particolari celebrazioni (battesimi, comunioni, cresime, funerali, etc.). Un cattolico su cinque (20,5%) partecipa alla Santa Messa la domenica, in leggero calo rispetto al 1991 (24,4%), mentre il 14,8% si limita a una frequenza di una o due volte al mese (15,2% nel 1991). Il 7,4% infine non partecipa mai alla liturgia.

La preghiera. Secondo Eurispes i cattolici italiani si recano in Chiesa per pregare (il 53,1%) e per tradizione familiare (il 18%). L’8,7% ammette di ricorrere alla fede per trovare la forza nei momenti dolorosi. Recita il Rosario un cattolico su cinque (il 20,6%), si confessa solitamente il 27,2% mentre si dedica alla lettura di Vecchio e Nuovo Testamento il 28,5%. Solo il coinvolgimento nelle iniziative benefiche organizzate dalla parrocchia di appartenenza arriva al 31,4%. Si prega quando si chiede l’aiuto di Dio nelle difficoltà (21,8% rispetto al 13,8% registrato nel 1991) o perché è un’abitudine ricorrente per il 27,7%. Chi prega per ringraziare Dio nei momenti felici riguarda un cattolico su dieci (10,3%). Il 16,1% prega solo in occasione di celebrazioni religiose, con un significativo incremento rispetto al 1991 (+6,4%) seguiti da un 14,6% che afferma di ricorrervi nei momenti tristi (nel 1991 erano il 23,7%). Infine, a non pregare mai, pur essendo cattolico, è il 7,1%.

La partecipazione alla Messa. Chi partecipa alla Messa più volte la settimana (13,1%) e tutte le domeniche (28,2%) sono gli over 65. I 35-44enni sono al primo posto invece fra coloro che assistono una o due volte al mese (21,3%), mentre i più giovani, sia 18-24enni sia 25-34enni, raggiungono oltre il 37% se si tratta di essere presenti alla funzione in occasione delle principali festività religiose. Nel caso di battesimi, comunioni, cresime, matrimoni e funerali, sono ancora i giovanissimi, i 18-24enni, a rappresentare il gruppo più significativo (27,5%). I dati rispecchiano le quote riportate nella tabella dei credenti: i cattolici maturi sono il 75,8%, seguiti dai 45-64enni (72,4%), dai giovani fra i 25 e i 34 anni (70,8%), i 18-24enni (66,4%) e, in ultimo, i 35-44enni (65,9%). Tuttavia, fra i giovanissimi si riscontra il numero più esiguo di credenti praticanti (13,5%).

I sacramenti. È il battesimo il sacramento a cui i cattolici italiani conferiscono più valore, stando all’ultimo Rapporto Eurispes.  I fedeli che assegnano «molta» e «abbastanza» importanza al battesimo sono al 87,9%, seguiti da chi sceglie il matrimonio (84,2%), l’eucarestia (78,2%) e la cresima (77,2%). La confessione si ferma al 64,4%. Più disillusi sui sacramenti sono coloro che non sono sposati e i separati e divorziati. I primi esprimono la percentuale più consistente di quanti ritengono scarsamente importante il battesimo (18%), la confessione (41,8%) e la cresima (31,9%). I secondi hanno un’opinione simile verso l’eucarestia (31,1%) e, comprensibilmente, il matrimonio (24,4%).

Per Francesco un plebiscito ma in calo. È in lieve flessione quello che l’Eurispes chiama «plebiscito» di consensi verso Papa Francesco. Secondo la rilevazione il Pontefice nel 2016 vede scendere all’81,6% il grado di popolarità mentre nel 2014 era all’87,1% e nel 2015 all’89,6%. È più amato al Centro e nelle Isole (90,3% e 91,3%) e meno nel Nord-Est, con appena il 69,1% dei consensi. Anche fra i non credenti piace per la semplicità (26%) e in generale per «il coraggio di dire cose scomode» (18,1%), la «volontà di rinnovare la Chiesa» (11,3%), «l’abilità comunicativa» (10,4%), «la scelta di rivolgersi a tutti» (9,2%), «l’attenzione nei confronti dei più deboli» (8,4%). Solo il 5%, invece, individua nella forte personalità l’elemento maggiormente attrattivo.

Fonte: Sir
Rapporto Eurispes: sempre più italiani si dicono cattolici non praticanti
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