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Religiose Usa: presentato in Vaticano rapporto finale della visita apostolica

«La vita religiosa apostolica negli Usa sta vivendo momenti difficili», per questo «abbiamo voluto acquisire una conoscenza più approfondita del contributo delle religiose alla Chiesa e alla società e delle difficoltà che minacciano la qualità della loro vita religiosa e, in alcuni casi, l‘esistenza stessa degli istituti». Questa la ragione della visita apostolica agli istituti religiosi femminili negli Usa avviata nel dicembre 2008 dall'allora prefetto della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, Franc Rodé, e che ha portato alla stesura del «Rapporto finale» che l'attuale prefetto, il cardinale João Braz de Aviz, ha presentato ieri alla stampa.

Percorsi: Religiosi - Santa Sede - Usa

Un documento in dodici punti che traccia il bilancio di un percorso che tra il 2009 e il 2012 «ha coinvolto 341 istituti religiosi» di cui fanno parte circa 50 mila religiose (escluse dalla visitazione sono state le comunità contemplative). «Visitatrice» era stata nominata sr. Mary Clare Millea, religiosa americana, affiancata da un gruppo di religiosi statunitensi da lei scelto. La visita è stata condotta «cercando di trasmettere il sostegno della Chiesa in un dialogo rispettoso, da sorella a sorella, modellato sull'esempio del racconto evangelico della visita di Maria alla cugina Elisabetta», spiega il rapporto, e con «strumenti di raccolta dati quantitativi e qualitativi».

«Grandi differenze» emergono quanto a «carisma, missione, spiritualità e vita in comune» dei diversi istituti, ma anche per «dimensioni, configurazione delle case, distribuzione geografica, attività in cui le religiose sono impegnate». Gli unici dati comuni chiari sono «l‘invecchiamento e la diminuzione numerica», spiega il rapporto, per cui le religiose Usa hanno un'età media superiore ai 70 anni e sono 125 mila in meno rispetto agli anni '60, situazione a cui alcune congregazioni hanno risposto con «riconfigurazioni o fusioni tra istituti religiosi» oppure «intensificando gli sforzi per condividere il proprio carisma con collaboratori laici». Dal dicastero due raccomandazioni: «Pregare intensamente per le vocazioni religiose, cercando nuovi modi per presentare il significato della vita religiosa» oltre che «verificare i programmi di formazione iniziale e continua», per assicurare che forniscano una solida preparazione, dal momento che sempre più adulte, spesso qualificate e diversificate come provenienza, sono le nuove vocazioni, a cui però manca formazione spirituale e teologica adeguate. Sul tema della preghiera, il Rapporto finale invita a verificare la propria pratica di preghiera e «a rivedere con attenzione le pratiche spirituali e il proprio ministero per garantire che questi siano in consonanza con l'insegnamento cattolico su Dio, l'incarnazione e la Redenzione», per non correre il rischio di «togliere Cristo dal centro della creazione e della nostra fede».

Osservazioni positive accompagnano le valutazioni circa il «servizio dell'autorità», esercitato con «saggezza e prudenza», ma su cui pesa la «difficoltà d‘identificare e formare nuove sorelle» per la guida delle comunità, a causa dell'aumento dell'età media delle suore. La Congregazione sottolinea anche di non lasciare «spazio all'autoritarismo o alla cieca sottomissione» in rapporti che devono comunque essere innanzitutto fraterni. Un punto del rapporto è dedicato alle questioni economiche: nonostante l'attenta amministrazione, «la maggior parte degli istituti rileva perdite significative», tra cui «sottostipendi», perché il lavoro con poveri e sofferenti spesso non è adeguatamente compensato, diminuzione del numero di sorelle salariate. «Amministrare saggiamente le risorse e testimoniare la povertà evangelica» sono le raccomandazioni che arrivano da Roma a questo riguardo. «Profonda gratitudine» è espressa per il «generoso e amorevole» lavoro che le religiose compiono in ogni ambito fondamentale della vita della Chiesa e della società americana.

Il Rapporto dà poi voce al «desiderio di un maggiore riconoscimento e sostegno al contributo delle religiose nella Chiesa da parte dei loro pastori», «di un dialogo onesto con vescovi e sacerdoti», di poter avere maggiore peso «nelle decisioni pastorali che le riguardano o rispetto alle quali hanno competenza ed esperienza». In questo contesto il Rapporto rileva che alcune comunità hanno reagito con «sospetto e apprensione» alla visita, invitando tutti ad «accettare la nostra volontà d‘impegnarci in un dialogo fecondo e rispettoso». Volontà della Congregazione, infatti, è «collaborare alla realizzazione della decisione di Papa Francesco affinché il genio femminile trovi espressione nei contesti in cui decisioni importanti vengono assunte, sia all'interno della Chiesa, sia nelle strutture sociali». Il processo da cui nasce questo rapporto si è svolto in quattro tappe: tutte le Superiori generali sono state invitate a parlare con la visitatrice o scriverle per condividere le loro speranze e le preoccupazioni per il loro istituto. Un questionario ha raccolto dati e informazioni sulla vita delle singole congregazioni. Gruppi di religiose hanno compiuto visite in loco a un campione rappresentativo di 90 istituti religiosi (circa la metà delle religiose negli Usa). La visitatrice ha infine presentato al Dicastero vaticano tutti i materiali sulla cui base la Congregazione ha stilato la relazione finale presentata ieri.

Fonte: Sir
Religiose Usa: presentato in Vaticano rapporto finale della visita apostolica
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