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Religiosi: Fra Jöhri: «Intensificare la collaborazione». Una nuova «geografia» delle presenze

Ministro generale dell’Ordine dei Frati minori cappuccini dal 2006, fra Jöhri è stato eletto presidente dell’Unione dei superiori generali (Usg). Rappresenta oltre 200 Istituti religiosi maschili: «Si potrebbe, anzi si dovrebbe, promuovere un’istituzione come il Sinodo del popolo di Dio». E ancora, la necessità di mettersi d’accordo su una «geografia delle presenze» della vita consacrata a causa del calo delle vocazioni.

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Mauro Joerhri con Adrian Mueller (Foto Sir)

«Si potrebbe, anzi si dovrebbe, promuovere un’istituzione come il Sinodo del popolo di Dio, dove dare una buona rappresentanza anche ai consacrati e alle consacrate in particolare». Fra Mauro Jöhri, ministro generale dell’Ordine dei Frati minori cappuccini, ha le idee chiare: «Sono fermamente convinto che con Papa Francesco passi del genere sono possibili». Eletto presidente dell’Unione dei superiori generali (Usg) durante l’ultima assemblea che si è conclusa pochi giorni fa a Roma, succede al gesuita padre Adolfo Nicolás Pachón alla guida di un’istituzione che rappresenta i superiori generali di oltre 200 Istituti religiosi maschili.

La prima proposta di tema per il prossimo Sinodo emersa dall’assemblea riguarda la Chiesa come popolo di Dio. Un Sinodo del popolo di Dio da affiancare al Sinodo dei Vescovi: ci si arriverà?

«Qualcosa si sta muovendo, e allora c’è speranza. Il solo fatto che il Sinodo sulla famiglia sia stato realizzato in due tappe e che, in mezzo, ci sia stata un’ampia consultazione del popolo di Dio tramite un questionario inviato a tutte le diocesi del mondo, fa vedere che si avverte la necessità di sentire ciò che i fedeli pensano in merito agli argomenti trattati».

Come ha accolto l’elezione da parte dei superiori?

«Semplicemente come un segno di fiducia nei miei confronti. Le due assemblee annuali organizzate dalla Usg, alle quali ho partecipato da quando sono ministro generale, sono state occasione per allargare i miei orizzonti in quanto mi hanno permesso di conoscere altri superiori. Trovarsi insieme per due giorni e mezzo, potersi confrontare con studiosi o riflettere su approfondimenti elaborati da membri della nostra Unione, è ogni volta una boccata d’ossigeno oltremodo gradita e benefica. Vi si respira un’aria serena, fraterna, ma anche disposta ad affrontare temi delicati con grande franchezza e libertà».

Su quali temi punterà durante il triennio di presidenza?

«La Usg con le due assemblee annuali è anzitutto un luogo d’incontro per i superiori dei vari Ordini e Congregazioni e, nello stesso tempo, è interlocutrice della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica (Civcsva) e di quella dell’Evangelizzazione dei popoli. È importante sottolineare che lo siamo insieme alle sorelle della Uisg. Cogliendo quanto ci ha detto il mio predecessore, direi che dovremo intensificare la collaborazione tra i vari Istituti. Già lo facciamo tra le Famiglie francescane, ma credo sia possibile e auspicabile che lo si faccia anche su di una scala più ampia. Esiste collaborazione tra gli Istituti impegnati nel settore dell’educazione e in quello sanitario in due rispettivi progetti in Sud Sudan. Ma credo si debba fare lo stesso anche in rapporto all’emergenza profughi, perché in alcuni casi è possibile che una Congregazione disponga di una casa da mettere a disposizione ma manchi di personale, e che possa avvalersi dei membri di qualche altra Congregazione per realizzare il progetto».

Aiutandosi anche di fronte al calo delle vocazioni?

«In alcuni Paesi la vita consacrata sta diminuendo velocemente, allora perché non metterci d’accordo su una geografia delle presenze? Tra francescani abbiamo iniziato a farlo, nel senso che a volte ci siamo detti che potevamo lasciare una certa città perché continuavano a esserci i frati di un’altra Famiglia. Ben presto si porrà la questione di come garantire la permanenza di una o più fraternità religiose, perché non vada persa tale testimonianza in diverse diocesi e città. È su questioni pratiche di questo tipo che intendo insistere nel mio servizio. Inoltre potremo continuare ad avvalerci delle varie commissioni della Usg, in particolare di quella teologica, per approfondire la teologia della vita consacrata oggi».

Durante l’assemblea si è discussa anche la possibilità che i religiosi fratelli diventino superiori negli Istituti misti. Si farà qualcosa?

«È un argomento dibattuto da tempo e sul quale siamo ritornati più volte. Noi francescani abbiamo consegnato una lettera con richiesta specifica in tal senso a Papa Benedetto XVI e siamo tutt’ora in attesa della risposta. Anche i Monaci benedettini, cistercensi, trappisti e altri ci hanno manifestato di essere molto interessati. Quando incontrammo Papa Francesco il 29 novembre 2013 fui io personalmente a sottoporgli la questione. Evitai di chiedergli se era favorevole o meno, gli chiesi unicamente se era possibile attendersi una risposta in tempi ragionevoli. Dovremo dialogare in primo luogo con la Civcsva, perché si faccia promotrice di questa nostra richiesta. Vogliamo essere considerati soprattutto in forza della nostra consacrazione religiosa, e non per il fatto che molti fra di noi sono anche sacerdoti. La Regola di San Francesco del 1223, approvata dal Papa del tempo, lo prevedeva e venne approvata solennemente!».

Fonte: Sir
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