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Salesiani toscani in festa per il bicentenario di Don Bosco

Festa grande, domenica scorsa in Palazzo Vecchio a Firenze, con il cardinale Silvano Piovanelli, per il bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco.

Percorsi: Firenze - Religiosi
Parole chiave: Salesiani (9)
Il Salone dei Cinquecento, in Palazzo Vecchio, durante la festa dei Salesiani toscani

Si è svolta domenica scorsa a Firenze nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio una cerimonia solenne per celebrare l’inizio dei festeggiamenti per il bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco. Un’occasione importante che ha coinvolto la famiglia salesiana della Toscana.

La cerimonia è stata preceduta dalla Messa nella vicina chiesa di San Firenze. Un luogo che non è stato scelto a caso visto che in questa chiesa Don Bosco si fermò a pregare varie volte, durante le sue visite nel capoluogo toscano. A presiedere l’Eucarestia, il cardinale Silvano Piovanelli, arcivescovo emerito di Firenze, che durante l’omelia ha osservato come la novità di Don Bosco sia stata nell’aver scelto di portare a Dio quei giovani, quella parte dell’umanità che in passato è sempre stata la più debole, la più vulnerabile, in una società spietata dove si viveva per essere adulti e non c’era tempo per gli altri passaggi come l’infanzia, l’adolescenza. Commentando la pagina evangelica del giorno, Piovanelli ha domandato: «Gesù è innalzato nella nostra vita? Perché un conto è tenerLo da parte, un conto invece è innalzarLo come il segreto profondo della nostra gioia, davanti ad un Amore senza fine non ci resta che arrenderci».

«Voglio ringraziare i Salesiani - ha concluso il card. Piovanelli - per quello che hanno fatto, per gli orizzonti che hanno aperto, per i giovani che hanno incontrato, per il bene che hanno fatto anche qui a Firenze».

In un Salone dei Cinquecento gremito di persone si sono alternate poi diverse voci che, coordinate dalla conduttrice Eva Morolli, hanno  messo in risalto lo spessore e l’attualità della figura di Don Bosco.

«San Giovanni Bosco - ha affermato don Adriano Bregolin, direttore dell’Opera Salesiana di Firenze - ha lasciato tre grandi orme: una storica rappresentata dalla sua vita, contraddistinta dal sogno di dare tutte le sue energie per la salvezza dei giovani, l’altra è la pedagogia perché egli ha introdotto un nuovo modo di educare, facendosi padre ed amico dei giovani. La terza orma è la spiritualità perché è un santo pieno dell’amore di Dio, una santità molto concreta e quotidiana la sua. Le orme servono per fare un cammino e noi oggi vogliamo ritrovare le orme di Don Bosco e percorrere questo cammino rendendolo attuale». Don Bregolin ha ringraziato poi l’amministrazione cittadina per aver dato una visibilità civile a questa occasione, un aspetto importante perché Don Bosco ha dialogato con le autorità politiche dell’Italia del tempo, ha operato per il bene della società.

Il sindaco di Firenze Dario Nardella è intervenuto offrendo una testimonianza personale: «Fino a dodici anni ho vissuto a Portici e lì ho frequentato l’opera salesiana che è stata per me un rifugio, un luogo di formazione ed in cui trovare tanti amici». Il primo cittadino ha fatto poi riferimento all’importanza del sistema preventivo elaborato da don Bosco: «Ho sempre cercato di mettere in pratica il suo messaggio, da ragazzo, da insegnante ed oggi da padre. Mi rendo conto che è più facile punire, reprimere, ma la repressione genera frustrazione e sentimenti di rivalsa. Prevenire invece significa credere nella persona, scommettere sulla bontà di un uomo o di una donna. E’ la strada più difficile, ma è anche quella che porta più lontano». Nardella ha espresso infine riconoscenza per il lavoro fatto dai Salesiani per formare generazioni di cittadini onesti.

Don Pascual Chavez, Rettore maggiore emerito dei Salesiani e nono successore di Don Bosco, ha delineato la persona ed il significato storico del Santo: «Questi non fu né politico, né sociologo, né sindacalista ante litteram, semplicemente prete-educatore. Egli partì dall’idea che l’educazione poteva molto, in qualsiasi situazione, se realizzata con il massimo di buona volontà, di impegno e di capacità di adattamento. Si impegnò a cambiare le coscienze, a formarle all’onestà umana, alla lealtà civica e politica e, in questa prospettiva a "cambiare" la società, mediante l’educazione». Don Bosco, ha aggiunto, trasformò i valori forti in cui credeva - e che difese contro tutti -  in fatti sociali, in gesti concreti, senza ripiegamento nello spirituale e nell’ecclesiale inteso come spazio esente dai problemi del mondo e della vita.

Si sono poi succeduti altri interventi. Il cardinale Piovanelli che ha detto: «Stamattina ci siamo riempiti di tanta speranza perchè ascoltare quello che Don Bosco ed i Salesiani hanno fatto nel mondo, fa si che ricominciamo il cammino con speranza, sapendo che ognuno di noi ha verso gli altri il dovere di dare quello che può, per costruire un’umanità migliore».

Mons. Vasco Giuliani ha portato il saluto dell’Arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori e, ricordando un’altra ricorrenza significativa (il cinquecentenario della nascita di San Filippo Neri) ha detto: «Tra Don Bosco e Filippo Neri ci sono trecento anni di differenza, ma tante cose che li hanno legati insieme, atteggiamenti che indicano quello che è l’autentico modo di educare le persone, un’educazione fatta con gioia, speranza ed apertura. Mons. Giuliani ha fatto poi riferimento al Convegno ecclesiale nazionale che si celebrerà a Firenze il prossimo novembre: «Una delle parole chiave della Traccia di preparazione al Convegno è proprio "educare". Don Bosco ha saputo leggere la realtà in cui viveva, dando una risposta adeguata. Anche noi dobbiamo dare una risposta adeguata alla società in cui viviamo».

Infine don Leonardo Mancini, ispettore dell’Italia Circoscrizione Centrale dei Salesiani: «Se Don Bosco continua a vivere, a camminare per le strade della Toscana è grazie ai componenti della famiglia salesiana che condividono la passione educativa del Santo. I giovani hanno bisogno di Lui e dunque di tutti noi. Questa commemorazione di oggi possa essere allora l’occasione per ringraziare il Signore, ma anche per rafforzare i vincoli di comunione e collaborazione di tutta la famiglia salesiana con le chiese particolari in cui si trova ad operare e con le istituzioni civili per rispondere nel miglior modo possibile alle necessità dei ragazzi di questa terra».

Durante la cerimonia Giancarlo Colombo, presidente nazionale ex-allievi di Don Bosco, ha assegnato alcuni importanti riconoscimenti ad ex-allievi salesiani ed ha affermato: «Con il bicentenario siamo impegnati a ripartire da Don Bosco. Vogliamo dunque lasciare un’altra orma di salesianità ripartendo, riscoprendo, riparlando di questo Santo». In quest’ottica il presidente ha ricordato un appuntamento per tutti gli ex-allievi d’Italia il prossimo maggio a Rimini.

La manifestazione è stata inoltre arricchita dagli interventi musicali del Gruppo Musicale di Professori d’Orchestra «Pentaphon» e del Coro degli Allievi della scuola media dell’Istituto Salesiano dell’Immacolata di Firenze, diretto dal professor Stefano Cheli per continuare a fare come Don Bosco, dopo duecento anni sempre «con i giovani e per i giovani».

La presenza salesiana in Toscana: oratori, scuole, centri giovanili

I figli e le figlie di Don Bosco sono presenti in 132 paesi del mondo. In Toscana i Salesiani di Don Bosco sono presenti ad Arezzo, Colle Val D’Elsa, Firenze, Livorno e Scandicci, impegnati in diversi settori come l’animazione di parrocchie, oratori, centri giovanili, centri sportivi, cinema, attività sociali di recupero. A Firenze gestiscono anche una scuola media, un liceo scientifico ed un liceo delle scienze umane.

Le Figlie di Maria Ausiliatrice (Salesiane di Don Bosco) sono presenti a Livorno, Pisa, Montecatini Terme, Firenze, Rio Marina e Carrara. In queste città svolgono diversi servizi: si va dall’insegnamento nelle scuole materne, primarie o secondaria di primo grado alla pastorale universitaria ai servizi in parrocchie ed oratori, all’accoglienza di gruppi.

Particolarmente significativa nella nostra regione la presenza dei salesiani cooperatori. Si tratta di laici, uomini e donne, legati all’insegnamento di Don Bosco che svolgono un servizio importante all’interno della famiglia salesiana. Essi, ad esempio, rendono vivo il carisma del Santo in quelle città come Prato, Siena e Figline Valdarno dove attualmente non sono presenti religiose o religiosi salesiani.

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