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Settimana sociale: Linee di preparazione, «trovare forme di tutela efficaci per lavoro 4.0»

«A Cagliari non ci ritroveremo per celebrare un convegno come tanti». Da questa costatazione muovono le «Linee di preparazione per la 48ª Settimana sociale dei cattolici italiani» (Cagliari, 26-29 ottobre 2017). Il documento, a firma del presidente del Comitato organizzatore, l’arcivescovo di Taranto mons. Filippo Santoro, è stato reso noto oggi, nella conferenza stampa al termine della sessione primaverile del Consiglio permanente Cei, che l’ha approvato.

«In coerenza con lo spirito delle Settimane e con il ruolo di servizio al Paese che esse possono giocare nella contemporaneità, questa Settimana Sociale – si legge – costituirà una tappa di un percorso, già cominciato nei mesi precedenti e destinato a continuare. Vogliamo stare vicino a quanti soffrono per aver perso il lavoro o perché non riescono a trovarlo. Ma vogliamo anche e soprattutto cercare soluzioni e avanzare proposte per il mondo del lavoro». L’obiettivo, «seguendo l’indicazione di Papa Francesco», è «‘aprire processi’ che impegnino le comunità cristiane e la società italiana a rimettere il lavoro al centro delle nostre preoccupazioni quotidiane».

Non tutti i lavori sono «umani, né sono degni. Lo sono solo quando il lavoro è vocazione e rispetta la dignità della persona che non può essere usata come cosa o come merce». Il Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali nel testo mette in evidenza «alcune criticità della situazione italiana», a partire dal «gravissimo problema della disoccupazione giovanile» – che coinvolge 3 milioni di giovani, «poco meno del 40% del totale», mentre 1,5 milioni sono i «neet», giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non si formano e non lavorano – cui si aggiunge il «secondo lato oscuro della condizione giovanile» costituito dal «lavoro precario, prestato irregolarmente», «non protetto, non sicuro e non retribuito». E, a tal riguardo, «una gravità particolare riveste la situazione del Mezzogiorno». Altro fronte è «la preoccupante estensione dell’area della povertà associata alla forte crisi occupazionale», con il raddoppio in pochi anni di quanti vivono in povertà assoluta, «emergenza nazionale che non può più essere trascurata». Terza «dimensione problematica» è quella che coinvolge «il lavoro femminile e le sue implicazioni sulla vita familiare», con una disoccupazione più alta della media, salari «sensibilmente più bassi» rispetto agli uomini e un numero di figli pro capite «tra i più bassi in Europa». Infine, la «distanza tra il sistema scolastico e il mondo del lavoro», con un Paese intrappolato «in uno schematismo che, separando rigidamente il momento formativo da quello lavorativo, comporta n divario tra la domanda di competenze delle imprese e i profili in uscita da scuole e università».

Il documento sottolinea che «come in tutti i cambiamenti epocali, anche al tempo dell’Industria 4.0 è compito della cultura e delle forze sociali trovare forme di tutela efficaci per il ‘lavoro degno’». «L’innovazione tecnologica – si legge – può aiutare a risolvere o mitigare i conflitti tra lavoro e ambiente nella cura della casa comune». Ma «per gestire queste nuove forme di lavoro sarà necessario, per il lavoratore, avere un equilibrio umano e spirituale solido. Il far coincidere in una casa o in un appartamento il luogo del lavoro, gli equilibri relazionali, affettivi e familiari potrebbe essere un fattore di crisi. Allo stesso modo, una disordinata gestione del tempo potrebbe appiattire sul lavoro anche quei momenti di riposo mentale, di gratuità e di lucidità di cui la vita ha bisogno». Allora, «per la Chiesa, il lavoro 4.0 va considerato con grande attenzione, senza mai ridurlo esclusivamente alle logiche economicistiche».

«La 48ª Settimana sociale non vuole parlare di numeri, ma di persone, di vite concrete, di speranze e delusioni, di dignità e solidarietà», rimarca il Comitato organizzatore, riprendendo i quattro «registri comunicativi» già presentati nel precedente documento, la «Lettera d’invito»: denuncia, ascolto e narrazione, buone pratiche, proposta. «L’appuntamento di Cagliari vuole diventare l’occasione per raccogliere e portare a frutto quanto le diverse comunità saranno state capaci di elaborare e proporre», ribadisce il documento, chiedendo che i delegati designati dalle singole diocesi – 3 o 5 in base all’ampiezza di ciascuna – siano «dei veri e propri attivatori territoriali, agenti motivati e preparati, dediti – con passione e intelligenza – a una missione che non finisce». L’obiettivo è «creare una rete di persone competenti e consapevoli, capaci di essere lievito delle nostre comunità rispetto al tema del lavoro. Prima, ma soprattutto dopo, l’appuntamento di Cagliari».

Fonte: Sir
Settimana sociale: Linee di preparazione, «trovare forme di tutela efficaci per lavoro 4.0»
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