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Settimana sociale: card. Turkson, il «lavoro degno» è l’antidoto alla corruzione

«L’uomo che non lavora non riesce a realizzare in pienezza la propria natura». Lo ha detto il card, Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, che in apertura della seconda Settimana sociale, in corso a Cagliari sul tema «Il lavoro che vogliamo», ha dialogato con padre Francesco Occhetta, membro del Comitato scientifico e organizzatore.

Il dialogo tra padre Occhetta e il card. Turkson (Foto Sir)

«Fin dall’inizio della creazione, all’uomo è stato dato il compito di curare e salvaguardare il giardino», ha ricordato il cardinale, sottolineando che «è nel lavoro che si realizza la sua dignità». «Il lavoro – ha precisato Tukson – non è soltanto ciò che l’uomo fa,  ma ciò che l’uomo diventa lavorando, la sua creatività»: in questa prospettiva, «l’uomo è co-creatore con Dio». Il contrario del lavoro degno è la corruzione, ha fatto notare il cardinale rispondendo alle domande di Occhetta: «Il lavoro è dignitoso quando quando il guadagno è giusto, ma ci sono tanti lavori non dignitosi, come ha detto il Papa: la tratta, la pornografia, la fabbricazione delle armi». «La prima cosa che fa la corruzione è non riconoscere il merito», ha spiegato il porporato: «questa mancanza di riconoscimento uccide l’anima, non si sa più come impegnarsi per realizzare qualcosa». «Quando il Papa mette in guardia dalla meritocrazia – ha puntualizzato Turkson – non vuol dire che sia a favore di chi trascura i meriti. Pensa alla situazione di paesi come il Giappone, dove il non riconoscimento dei meriti porta le persone a suicidarsi, perché non riescono a raggiungere i livelli di prestazione richieste. In questo senso, il merito diventa qualcosa di negativo».

«Mantenere il giardino come giardino, non renderlo un deserto». È questo il mandato affidato all’uomo per il lavoro, fin dalla creazione, secondo il card. Peter Kodwo Appiah Turkson. La questione del lavoro è anche una questione ambientale, ha ricordato Turkson sulla scia della «Laudato sì»: «lavorando – ha spiegato – si prende qualcosa dall’ambiente e si cerca di restituirlo per non renderlo sterile». Per questo il Papa, nell’enciclica, «parla di cura, e non di salvaguardia del creato: la parola ‘salvaguardia’ nella Laudato sì, compare solo due volte». Di qui il legame tra il lavoro e l’ambiente e la necessità di «fare di tutto per non distruggere l’ambiente a causa del nostro bisogno delle risorse della terra». «La terra cura i nostri bisogni e non dobbiamo creare il benessere della terra», ha affermato Turkson.

«Riformare il sistema educativo per rispondere alle diverse esigenze del lavoro». È la proposta del prefetto del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale. Il cardinale ha definito «una situazione molto grave» la disoccupazione giovanile in Italia: «se la formazione è difettosa, dobbiamo rivederla, magare imparando da Paesi vicini come la Germania», la proposta salutata dagli applausi. Altra sfida da raccogliere, come ha detto il Papa nel videomessaggio di ieri, quella dell’intelligenza artificiale: «Se non possiamo concorrere con i robot in velocità, dobbiamo riconoscere quelle aree in cui possiamo eccellere, e saper come convivere con le macchine umanizzandole». Turkson ha messo inoltre in guardia dalla ricerca del profitto a tutti i costi, che porta gli imprenditori «a voler guadagnare sempre di più, e quindi a cercare di trovare lavoro a bassissimo costo»: così, «il desiderio di guadagnare sempre di più porta a situazioni che compromettono il lavoro degno». La Chiesa, da parte sua, può farsi «promotrice di lavoro degno, nelle diocesi e nelle parrocchie, riconoscendo il giusto salario alle persone a cui dà lavoro».

Fonte: Sir
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