Vita Chiesa
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Sinodo famiglia: card. Erdő, crescono convivenze e divorzi, migrazioni disgregano famiglie

Il card. Peter Erdő, relatore generale del Sinodo sulla famiglia, ha introdotto stamani i lavori dei padri sinodali con una analisi della situazione e con alcune proposte che saranno oggetto di riflessione.

Sinodo (Foto Sir)

A causa di una «fuga istintiva dalle forme istituzionali», cresce il «numero delle coppie che vivono insieme stabilmente, ma non vogliono contrarre alcun tipo di matrimonio né religioso né civile» e si registra un‘«alta percentuale dei divorzi», a causa della «crescente instabilità istituzionale». È l‘analisi del cardinale Peter Erdő, relatore generale del Sinodo sulla famiglia, sulla scorta dell'«Instrumentum laboris», base per il lavoro dei padri sinodali: 270 in tutto, oggi presenti in 258 per la prima Congregazione generale. Se questi fenomeni riguardano le «regioni più benestanti» del mondo, in quelle più povere invece si assiste agli «effetti dei cambiamenti climatici e ambientali e di quelli dell'ingiustizia sociale, di violenze, di guerre, che spingono milioni di persone a lasciare la loro terra d‘origine e di cercare di sopravvivere in altre parti del mondo». Un esempio: «Le migliaia di migranti e profughi che arrivano ogni giorno in Europa», la cui «grande maggioranza è composta di uomini piuttosto giovani, anche se arrivano con loro, a volte, donne e bambini». «Il movimento migratorio sta disgregando le famiglie o è una difficoltà per la loro formazione», il grido d‘allarme del cardinale: in molte parte del mondo, «c‘è molta gente che lavora per un salario così basso che appena gli permette di sopravvivere, ma che non rende pensabile la creazione di una famiglia».

«La società dei consumi ha separato sessualità e procreazione. Anche questa è una delle cause della denatalità», ha detto il cardinale Peter Erdő, sottolineando che nei Paesi in via di sviluppo «si riscontra lo sfruttamento e la violenza esercitati sul corpo delle donne e la fatica imposta loro anche durante la gravidanza, e spesso aborti e sterilizzazioni forzate», oltre che pratiche come l‘utero in affitto. Senza contare che la rivoluzione biotecnologica «ha introdotto nuove possibilità di manipolare l‘atto generativo», rendendolo «indipendente dalla relazione tra uomo e donna». In Occidente, soprattutto, si sconta «l‘effetto di una vera mancanza di educazione effettiva e affettiva in famiglia, i quanto i genitori non hanno tempo per i figli, ovvero divorziano e i figli non vedendo l‘esempio degli adulti, si confrontano solo con il comportamento dei loro coetanei». Di qui la pornografia e la «commercializzazione del corpo favorita da un uso distorto di Internet». Per quanto riguarda i apporti tra uomo e donna, «la rimozione della differenza è il problema, non la soluzione», come ha ammonito il Papa nell‘udienza generale del 15 aprile.

L‘indissolubilità del matrimonio non è un «giogo», ma un «dono», ha poi ribadito il relatore generale del Sinodo sulla famiglia, sottolineando che il «progetto di Dio sul matrimonio e la famiglia offre una possibilità di pienezza per la vita delle persone interessate anche oggi, malgrado la difficoltà che si riscontra nel mantenere gli impegni per sempre».

Formare in ogni diocesi «gruppi di famiglie» che aiutino altre famiglie a sentirsi membra vive della «famiglie ecclesiale», questa la proposta del cardinale Peter Erdő, che ha auspicato anche una «conversione del linguaggio»: «Se diciamo francamente agli altri ciò che noi crediamo, non dobbiamo aver paura di non essere compresi, in quanto anche noi siamo figli del nostro tempo». «Aiutare quanti vivono in situazioni problematiche e difficili nel discernimento sulla loro condizione di vita alla luce del Vangelo», l‘invito del cardinale.

«È importante avere, almeno a livello diocesano, centri di ascolto» per separati e divorziati risposati. Ha detto ancora il cardinale Peter Erdő,, secondo il quale tali strutture «da una parte possono aiutare già nel momento della crisi, ma anche successivamente». «Un altro tipo di consulenza, ugualmente importante», per il cardinale «è quella di offrire ai divorziati un aiuto per poter chiarire l‘eventuale invalidità del loro matrimonio naufragato», come è previsto nel recente «Motu Proprio» del Papa sulle cause di nullità matrimoniale. «Riguardo ai divorziati e risposati civilmente - ha sintetizzato Erdő - è doveroso un accompagnamento pastorale misericordioso il quale però non lascia dubbi circa la verità dell‘indissolubilità del matrimonio insegnata da Gesù stesso», perché «la misericordia di Dio offre al peccatore il perdono, ma richiede la conversione». «Non è il naufragio del primo matrimonio, la convivenza nel secondo rapporto che impedisce l‘accesso all‘Eucaristia», ha precisato il relatore generale del Sinodo a proposito dell‘integrazione dei divorziati risposati nella vita della comunità cristiana, che può realizzarsi «in varie forme», ma tenendo presente che «tra il vero e il falso, tra il bene e il male non c‘è una gradualità».

Riguardo al «dramma dell'aborto», la Chiesa «riafferma il carattere inviolabile della vita umana, offre consulenza alle gestanti, sostiene le ragazze madri, assiste i bambini abbandonati e si fa compagna di coloro che hanno sofferto l‘aborto ed hanno preso coscienza del loro sbaglio». Lo ha ricordato il relatore generale del Sinodo, nella parte finale della sua relazione introduttiva, che ha concluso la prima Congregazione generale. Nello stesso modo, ha proseguito il cardinale, la Chiesa «riafferma il diritto alla morte naturale, evitando allo stesso tempo sia l‘accanimento terapeutico che l‘eutanasia». «La morte, nella realtà, non è un fatto privato e individuale», ha ammonito il cardinale, denunciando che «nel mondo di oggi, quando le famiglie sono diventate piccole e talvolta isolate e monoparentali o disgregate, è diminuita la loro capacità di curare i loro membri, anziani, disabili o moribondi». «La persona umana non è e non deve sentirsi isolata nel momento della sofferenza e della mote», ha detto il relatore generale, rilevando che «i grandi sistemi sociali pubblici, spesso statali, hanno grandi difficoltà di funzionamento anche per l‘invecchiamento della società e per l‘avanzamento di una logica esclusiva del mercato che considera le spese sociali come fattori che diminuiscono la competitività».

Fonte: Sir
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