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Sinodo: p. Lombardi, «Africa molto presente»

«L'Africa è molto presente» al Sinodo straordinario sulla famiglia: non solo per la «massiccia presenza» dei presuli che giungono da quel Continente, ma anche per la quantità degli interventi dei padri che riguardano la realtà africana. Lo ha riferito padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, nel briefing di oggi, che ha riferito dei lavori della Quinta Congregazione generale e si è svolto alla presenza di due padri sinodali: monsignor Ignatius Kaigama, arcivescovo di Ios in Nigeria, e monsignor Victor Manuel Fernandez, rettore dell'Università Cattolica Argentina.

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Tra ieri pomeriggio e stamattina, ha reso noto il portavoce vaticano, sono stati 68 gli interventi. Trentuno gli interventi di stamattina, in cui «l'Africa è stata molto presente», a partire dalla testimonianza resa in aula da una coppia della Costa d'Avorio, lei cristiana e lui musulmano. Tra i problemi principali affrontati dai padri, ha detto padre Lombari, quello di «come aiutare i cristiani a testimoniare la proprio fede», in un contesto di Paesi, come quelli africani, a maggioranza musulmana.

Il dibattito tra i padri - si legge nella Sintesi della Quinta Congregazione generale - si è soffermato sulla Chiesa del Medioriente e dell'Africa del Nord, che «vivono in contesti politici, economici e religiosi difficili, con grandi ripercussioni per le famiglie». Dove c'è fondamentalismo religioso, in particolare, «i cristiani non hanno parità di diritti con i cittadini musulmani» e si pongono «difficili problemi per le famiglie che risultano da matrimoni misti». Una delle sfide è «capire quale catechesi si può offrire ai figli nati da tali unioni e come si possa rispondere all'incognita di quei cattolici che, uniti in matrimonio misto, vogliono continuare a praticare la loro fede». Un'ulteriore sfida è rappresentata dai cristiani che si convertono all'Islam per sposarsi. Quanto ai divorziati risposati, ci vuole «prudenza» per coniugare verità e misericordia, visto che «numerosi fedeli si trovano in questa situazione non per colpa loro». La Santa Sede, da parte sua, «non cessa di far sentire la sua voce in difesa della famiglia a tutti i livelli: internazionali, nazionali e regionali», combattendo «il silenzio educativo e religioso nelle famiglie».

«Ascoltare e credere di più nei laici», è stata un'altra sottolineatura dei padri sinodali, perché «è in loro e con loro che la Chiesa può trovare le risposte ai problemi delle famiglie». Altro tema affrontato nella Quinta Congregazione generale è stato quello della precarietà del lavoro e della disoccupazione, con le famiglie spesso «sacrificate sull'altare del profitto». Si è tornati, infine, di nuovo a riflettere «sulla necessità di una maggiore preparazione al matrimonio, anche con un'attenzione specifica all'educazione affettiva e sessuale» valorizzando il «grande contributo dei nonni alla trasmissione della fede in famiglia».

«La povertà non è solo questione di soldi». Lo ha detto monsignor Ignatius Kaigama, arcivescovo di Ios in Nigeria, rispondendo alle domande dei giornalisti riguardo al pericolo di una «colonizzazione» dell'Occidente in Africa. «La famiglia in Africa ha una sua dignità», ha detto Kaigama durante il briefing di oggi, mettendo in evidenza il fatto che spesso nel continente africano capita di assistere a veri e propri ricatti. «Se fate diminuire la popolazione, vi diamo gli aiuti», è uno di questi, che proviene da alcune organizzazioni internazionali impegnate a trattare la questione dei cosiddetti «diritti riproduttivi» distribuendo contraccettivi. «Noi vogliamo rispetto, educazione, tutela della salute», ha detto l‘arcivescovo: «La povertà non è solo questione di soldi: può essere povertà d'idee, di spiritualità, di visione. Noi africani siamo poveri materialmente, ma non poveri in altri sensi».

«La Chiesa cattolica rispetta tutti gli esseri umani, come figli di Dio», ha ribadito monsignor Ignatius Kaigama, interpellato dai giornalisti in merito alla posizione della Chiesa africana sull'omosessualità. «L'Africa crede che l'essere umano, come insegna la Genesi, è stato creato da Dio uomo e donna, e che in queste due identità risiede biologicamente l'essere umano». «Questo non significa - ha però precisato l'arcivescovo subito dopo - che noi africani odiamo le persone con diversi orientamenti sessuali». Altro discorso, invece, è quello sul matrimonio: «Il matrimonio per la Chiesa cattolica è tra un uomo e donna, e nient'altro». Se altre religioni, però, hanno diversi «valori culturali», non si deve dar luogo a «nessuna criminalizzazione»: «La Chiesa è impegnata a difendere i diritti di ogni essere umano. Noi non puniamo nessuno: camminiamo insieme alle persone».

La Chiesa è luce: non la luce di un faro, che «rimane fermo e illumina da lontano», ma «fiaccola», cioè «luce gentile» che «accompagna gli uomini nel loro cammino, passo dopo passo». È una delle immagini usate in uno degli interventi del Sinodo, ha riferito padre Lombardi. Interrogato dai giornalisti su questa immagine, mons. Víctor Manuel Fernández, rettore dell'Università Cattolica dell'Argentina, ha commentato che essa «ha molto a che vedere con il Papa», perché riguarda la «capillarità» dell'annuncio. «Vogliamo che il Vangelo arrivi dappertutto, che non ci sia un piccolo posto dove non arrivi la luce del Vangelo: altrimenti il Vangelo resta una luce per pochi», ha detto il rettore. «Dobbiamo arrivare dove sono le prostitute, dove sono i più poveri, i più sporchi dei peccatori». Del resto il pastore, nell'Antico Testamento e nella Bibbia, «è un uomo sporco, che non si pettina mai, che è pieno di fango, perché sta accanto alle pecore giorno e notte». In Argentina, ad esempio, «ci sono i preti che abitano dove stanno i più poveri, dove molti non hanno voluto abitare. Il cardinale Bergoglio ha voluto così: quella è la fiaccola, la torcia che si muove».

«Le coppie migliori sono quelle che cercano di vivere il loro amore, si perdonano e ricominciano sempre di nuovo, amano i loro figli e cercano il loro amore». Ne è convinto monsignor Víctor Manuel Fernández, che rispondendo alle domande dei giornalisti sulla pastorale del matrimonio ha citato la testimonianza portata al Sinodo da un padre che ha raccontato di essere uno di tredici fratelli. I suoi genitori, ha detto, sono sposati da 67 anni, non hanno mai letto un documento del Magistero e non appartengono a nessuna associazione e movimento ecclesiale. «È la pietà popolare tanto cara a Papa Francesco», ha commentato il rettore: «A volte pensiamo che le coppie molto impegnate nella pastorale fanno apologetica, e invece le coppie migliori sono quelle che cercano di vivere il loro amore», ha osservato.

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