Vita Chiesa
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Toscana in festa per il vescovo Stefano

La Cattedrale di Santa Maria del Fiore era stracolma, ieri, come avviene solo nei momenti più belli e importanti. Monsignor Stefano Manetti, scelto dal Papa per guidare la diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza, ha ricevuto martedì 25 marzo l’ordinazione episcopale: la festa dell’Annunciazione, cara ai fiorentini, si è arricchita di un ulteriore motivo di gioia.

Toscana in festa per il vescovo Stefano

A imporre le mani al nuovo Vescovo è stato il cardinale Giuseppe Betori: con lui il cardinale Silvano Piovanelli, che trent’anni fa lo aveva ordinato prete, il cardinale Gualtiero Bassetti, che è stato suo rettore in Seminario, il vescovo Rodolfo Cetoloni da cui raccoglie il testimone, il vescovo Claudio Maniago, compagno di ordinazione sacerdotale.

In Cattedrale anche gli altri Vescovi toscani e tutto il clero fiorentino. Molte anche le autorità. E poi la gente, i fedeli: tanti arrivati da Montepulciano, per fare festa al loro nuovo pastore. Ma anche le tante persone che don Stefano ha incrociato nel suo cammino di prete, e che ha voluto ricordare nel suo saluto: prima di tutto la famiglia, in cui ha vissuto la prima esperienza di Chiesa: «i miei genitori che mi hanno fatto il dono più grande di tutti, il battesimo». Poi la parrocchia di Gesù Buon Pastore a Casellina, in cui è cresciuto, il seminario che lo ha accolto due volte: prima come seminarista poi come formatore. E poi le parrocchie di Santa Maria a Coverciano, dove ha mosso i primi passi come sacerdote, e di Certaldo dove è stato parroco. La comunità giovanile San Michele, l’Azione Cattolica che negli anni è diventata la sua famiglia, gli studenti delle scuole in cui ha insegnato. Ha voluto ricordare anche i giovani, compresi «i cosiddetti "ragazzi del muretto" con cui ho trascorso lunghi pomeriggi sul marciapiede ad ascoltarli sulle selle dei motorini e dai quali ho ricevuto tanto».

«Saluto questa Chiesa in festa!» ha affermato il vescovo Stefano: «E giustamente è in festa: questa unzione infatti non è per me ma per voi, popolo santo di Dio. Dio ama il suo popolo e se ne prende cura: per questo unge i suoi chiamati e li dona al suo popolo. Fate bene ad essere contenti perché Dio vi ama! Dio ama le sue creature, per questo ci invia a tutti ad annunciare il suo vangelo di misericordia».

Nella sua omelia, anche il cardinale Giuseppe Betori ha voluto ricordare «il cammino della tua vita, caro don Stefano, per il quale la Chiesa fiorentina ti è fortemente grata, e che d’ora in poi il Signore ti chiede di condividere con altri fratelli». Un cammino alla sequela di Cristo, come esprime il motto che monsignor Manetti ha scelto: «Sequere me», seguimi.

Betori ha ricordato i vari aspetti dell’esercizio del ministero e di Vescovo, che la liturgia sottolinea: la fedeltà alla successione apostolica, l’annuncio evangelico, la custodia del deposito della fede, la comunione ecclesiale sotto la guida del successore di Pietro, la cura del popolo cristiano e dei suoi ministri, l’accoglienza dei poveri, la ricerca di quanti sono dispersi, il permanere nella preghiera. «Su questi tuoi impegni, caro don Stefano, invocheremo l’intercessione dei Santi» ha ricordato Betori. Aspetti richiamati dai segni dell’episcopato che durante l’ordinazione sono stati consegnati al nuovo Vescovo, subito dopo l’unzione con il crisma: il Vangelo, l’anello, la mitra, il pastorale.

Il Vescovo, ha ricordato ancora il cardinale Betori, non è «una presenza sacra a margine del mondo»: «siamo invitati - ha sottolineato - a stare dentro le dinamiche della storia umana, con uno spirito missionario, coraggioso e generoso, come continuamente chiede Papa Francesco, facendosi eco, con linguaggi nuovi, di istanze ribadite da tutti i Papi dal Concilio Vaticano II ad oggi». Una Chiesa «in uscita» è chiesta oggi a tutti i Pastori, con un coraggio fondato sulla convinzione che il Vangelo è una parola di vita per tutti e ha in sé una forza di cambiamento capace di rinnovare il mondo.

Betori ha quindi ricordato «la figura di Vescovo per il nostro tempo» che Papa Francesco ha recentemente delineato: un pastore «saldamente ancorato nella Chiesa apostolica, per trarre dalla sua esemplarità i caratteri permanenti dell’identità ecclesiale. In questo orizzonte diventa decisivo il costituirsi degli Apostoli e dei loro successori come testimoni, e testimoni insieme, del Risorto. Tutte le doti necessarie per l’esercizio del ministero di Pastore non servono a nulla, se manca questo legame con Cristo vivente, da annunciare e da mostrare di aver incontrato nella propria vita». Ancora, un «vescovo orante», uomo di preghiera, sempre pronto a intercedere di fronte a Dio per il suo popolo.

«L’ultimo carattere su cui si sofferma il Papa - ha concluso Betori - è quello del Vescovo come Pastore: un fratello mite, paziente e misericordioso, vicino alla gente, servo della Parola, consegnato ad essa, unto di Spirito di santità, così che questa unzione possa giungere fino al lembo del mantello della sua Chiesa, dedito, infine, alla cura del suo gregge in modo assiduo e quotidiano. Vivere così il tuo ministero episcopale è quanto ti auguriamo di cuore, caro don Stefano».

Il prossimo 13 aprile, nella Domenica delle Palme, il vescovo Stefano inizierà il suo ministero episcopale a Montepulciano: sicuramente tanti fiorentini vorranno accompagnarlo là dove il Signore e la Chiesa lo hanno chiamato.

Le foto sono di Jacopo Masini (vedi galleria completa)

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