Vita Chiesa
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Venerdì santo in San Pietro: P. Cantalamessa, il denaro è l’idolo per antonomasia

Il Giuda storico non è il Giuda del celebre musical “Jesus Christ Superstar”, “deluso dal modo con cui portava avanti la sua idea del regno di Dio” e intento a “forzargli la mano ad agire anche sul piano politico”. Lo ha detto padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, durante la predita tenuta questo pomeriggio in occasione della celebrazione della Passione del Signore, presieduta dal Papa nella basilica di San Pietro.

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“Giuda Iscariota non era nato traditore e non lo era al momento di essere scelto da Gesù, lo divenne”, ha esordito padre Cantalamessa, secondo il quale “siamo davanti a uno dei drammi più foschi della libertà umana”. Tutte le ipotesi sul motivo del tradimento di Giuda, ha proseguito, “sono ricostruzioni da rispettare quando rivestono qualche dignità letteraria o artistica, ma non hanno alcun fondamento storico”: i Vangeli, infatti, “le uniche fonti attendibili che abbiamo sul personaggio, parlano di un motivo molto più terra-terra: il denaro”, che “non è uno dei tanti idoli, è l’idolo per antonomasia”. “Nessuno decide di servire, senza motivo, Satana”, ha esclamato il predicatore: “Se lo fa, è perché crede di ottenere da lui qualche potere o qualche vantaggio temporale”.

“Dietro ogni male della nostra società c’è il denaro, o almeno c’è anche il denaro”, ha proseguito il predicatore della Casa Pontificia, che durante la celebrazione della Passione si è chiesto: “Cosa c’è dietro il commercio della droga che distrugge tante giovani vite umane, lo sfruttamento della prostituzione, il fenomeno della mafia, la corruzione politica, la fabbricazione e il commercio delle armi, e perfino - cosa orribile a dirsi - alla vendita di organi umani tolti a dei bambini? E la crisi finanziaria che il mondo ha attraversato e che questo Paese sta ancora attraversando, non è dovuta in buona parte all’esecranda bramosia dell’oro da parte di alcuni pochi? Dice niente questo a certi amministratori del denaro pubblico?”.

“Non è già scandaloso - la denuncia del predicatore - che alcuni percepiscano stipendi e pensioni cinquanta o perfino cento volte superiori a quelli di chi lavora alle loro dipendenze e che alzino la voce quando si profila l’eventualità di dover rinunciare a qualcosa, in vista di una maggiore giustizia sociale?”. Il “grande Vecchio”, un personaggio “scaltrissimo e potente che da dietro le quinte avrebbe mosso le fila” di tutti “gli improvvisi rovesciamenti politici, i giochi occulti di potere, il terrorismo e i misteri di ogni genere” - idea “quasi mitica” nata negli Anni ’70 e ’80 - “esiste davvero, non è un mito; si chiama Denaro!”, ha esclamato il predicatore.

“Quante volte, di questi tempi - ha osservato padre Cantalamessa - abbiamo dovuto ripensare a quel grido rivolto da Gesù al ricco della parabola che aveva ammassato beni a non finire e si sentiva al sicuro per il resto dei suoi anni: ‘Stolto, questa notte stessa l‘anima tua ti sarà ridomandata; e quello che hai preparato, di chi sarà?”. Poi un nuovo riferimento all’attualità, sempre in termini di denuncia: “Uomini collocati in posti di responsabilità che non sapevano più in quale banca o paradiso fiscale ammassare i proventi della loro corruzione si sono ritrovati sul banco degli imputati, o nella cella di una prigione, proprio quando stavano per dire a se stessi: ‘Ora godi, anima mia’. Per chi l’hanno fatto? Ne valeva la pena? Hanno fatto davvero il bene dei figli e della famiglia, se è questo che cercavano? O non hanno piuttosto rovinato se stessi e gli altri?”. “Il dio denaro si incarica il più delle volte di punire lui stesso i suoi adoratori”, il commento del predicatore della Casa Pontificia.

“Il tradimento di Giuda continua nella storia e il tradito è sempre Gesù”, ha detto ancora padre Raniero Cantalamessa, che nella predica della Passione ha citato la “famosa omelia” che don Primo Mazzolari tenne su “Nostro fratello Giuda”. “Si può tradire Gesù anche per altri generi di ricompensa che non siano i trenta denari”, ha proseguito il predicatore: “Tradisce Cristo chi tradisce la propria moglie o il proprio marito. Tradisce Gesù il ministro di Dio infedele al suo stato, o che invece di pascere il gregge pasce se stesso. Tradisce Gesù chiunque tradisce la propria coscienza. Posso tradirlo anch’io, in questo momento, se mentre predico su Giuda mi preoccupo più dell’approvazione dell’uditorio che di partecipare all’immensa pena del Salvatore”. Per di più, “Giuda aveva un’attenuante che noi non abbiamo: non sapeva chi era Gesù, non sapeva che era il Figlio di Dio, noi sì”. Nonostante il tradimento, ha fatto notare padre Cantalamessa, “Gesù non ha mai abbandonato Giuda e nessuno sa dove è finito quando si è lanciato dall’albero con la corda al collo”. “La Chiesa ci assicura che un uomo e una donna proclamati santi sono nella beatitudine eterna; ma di nessuno essa stessa sa che è certamente all’inferno”.

“La cosa più grande nella vicenda di Giuda non è il suo tradimento, ma la risposta che Gesù dà ad esso”, ha concluso il predicatore: “Come cercò il volto di Pietro dopo il rinnegamento per dargli il suo perdono, così forse avrà cercato anche quello di Giuda. Quando dalla croce prega: ‘Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno’, non esclude certamente da essi Giuda”. “Che faremo dunque noi? Chi seguiremo, Giuda o Pietro?”, ha chiesto padre Cantalamessa: “Pietro ebbe rimorso di quello che aveva fatto, ma anche Giuda ebbe rimorso, tanto che gridò: ‘Ho tradito sangue innocente!’ e restituì i trenta denari. Dov’è allora la differenza? In una cosa sola: Pietro ebbe fiducia nella misericordia di Cristo, Giuda no! Il più grande peccato di Giuda non fu aver tradito Gesù, ma aver dubitato della sua misericordia”. “E’ dolce sperimentare Gesù come maestro, come Signore, ma ancora più dolce sperimentarlo come Redentore”. Di qui l’invito a “fare una esperienza sicura della misericordia di Cristo”, attraverso il sacramento della riconciliazione. Infine, i versi di “un grande convertito del nostro tempo”, il poeta e drammaturgo Paul Claudel, su cosa “può fare di noi una bella confessione pasquale”.

Fonte: Sir
Venerdì santo in San Pietro: P. Cantalamessa, il denaro è l’idolo per antonomasia
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