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Vescovi europei a Lussemburgo su fine vita e migrazione. «Il tempo del morire, sempre più privatizzato»

La regolamentazione attorno al cosiddetto «fine vita» e alle migrazioni saranno al centro dell’incontro dei consulenti giuridici delle Conferenze episcopali in Europa in programma dal 10 al 12 dicembre a Lussemburgo.

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Fine vita (Foto Sir)

Ad aprire i lavori, nel pomeriggio di domenica 10 dicembre, sarà il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente del Ccee, che interverrà insieme all’arcivescovo locale mons. Jean-Claude Hollerich, presidente di «Giustizia e Pace Europa» e al nunzio apostolico in Lussemburgo, mons. Augustine Kasujja. I partecipanti visiteranno la Corte di giustizia dell’Unione europea e durante la visita avranno l’opportunità di incontrare e confrontarsi con alcuni giudici della Corte.

«Negli ultimi decenni – si legge in una nota del Ccee diffusa oggi -, i problemi di ordine morale e giuridico legati al tema del cosiddetto ‘fine vita’ risultano notevolmente accresciuti, a seguito di mutamenti di carattere antropologico, economico-sociale e medico. In un tempo in cui il ‘tempo del morire’ è sempre più ‘privatizzato’, la Chiesa cattolica ci ricorda il bisogno di accompagnare la persona giunta al termine della sua vita terrena. Per la Chiesa, la morte non è la fine della vita, ma l’apertura alla vita eterna. Così quanto viene spesso chiamato ‘fine vita’, costituisce in realtà solo un tempo che necessita di preparazione e di accompagnamento, non un’esperienza da vivere nella solitudine. Di fronte alla pluralità degli approcci e delle questioni connesse al ‘fine vita’ (eutanasia, suicidio assistito, dichiarazione anticipata di trattamento (Dat, testamento biologico), cure palliative, accanimento terapeutico), la Chiesa interpella la responsabilità di vari attori: della persona in primis, ma anche dei medici, della famiglia, della comunità e in definitiva dello Stato. A Lussemburgo, i consulenti giuridici si confronteranno sulle leggi attualmente in vigore o in fase di discussione e rifletteranno su quali sono i parametri etici di riferimento che possono guidare il legislatore».

Al centro dei lavori, c’è anche il tema della regolamentazione del fenomeno migratorio verso Paesi dell’area europea. «Appare ormai evidente – scrive ancora il Ccee nel comunicato – l’urgenza di politiche organiche, che sappiano tradursi in un apparato legislativo capace a sua volta di tutelare tanto il migrante che la comunità accogliente. Anche in questo caso, la pluralità delle questioni connesse al fenomeno migratorio (ricongiungimento familiare, statuto dei rifugiati, procedure per i richiedenti di asilo, conferimento della cittadinanza, normativa del lavoro, sistema di assistenza e previdenza sociale, situazione dei minorenni…) richiede un’attenta disamina perché l’agenda politico-legislativa possa assicurare la necessaria accoglienza e integrazione nel rispetto di valori e regole non rinunciabili quali la tutela della dignità della persona».

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