Cultura & Società
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Dal n. 34 del 1° ottobre 2006

Quel che resta delle sartorie teatrali

Che fine hanno fatto le storiche «botteghe» toscane specializzate nella realizzazione dei vestiti per l'opera lirica, la danza e le altre rappresentazioni teatrali? A San Giuliano Terme (Pisa) è ancora attiva la Casa d'arte Cerratelli, nata nel 1916. E a Firenze la Sartoria teatrale fiorentina, fondata nel 1860, conserva cinquecento costumi ed una piccola collezione di capi di vestiario dall'800 agli anni '40.

Quel che resta delle sartorie teatrali

La scheda
di Andrea Bernardini
L'ultimo abito di scena è stato realizzato ormai dieci anni fa. Poi la Casa d'arte Cerratelli ha chiuso i battenti. Vestiti ed altri ricordi sono oggi conservati in una ex tabaccaia, dismessa e ristrutturata, a San Giuliano Terme in provincia di Pisa e qui custoditi dalla Fondazione Cerratelli. Un vero e proprio museo, il più prezioso nel suo genere in Europa – secondo Pier Marco De Santi, docente di Museologia del cinema e dello spettacolo all'Università di Pisa.

La favola della Casa d'arte Cerratelli nasce nel 1916. La «scrive» il baritono Arturo Cerratelli – il Chaonard nella «Boheme» di Giacomo Puccini – che comincia a custodire i costumi in un palazzo nelle vicinanze del teatro La Pergola di Firenze. Nel tempo diventa la sartoria di riferimento per registi e figurinisti italiani ed esteri.
È del 1939 il primo film cui ha collaborato l'antica sartoria. Si chiama «Un'avventura di Salvator Rosa» ed ha per protagonista un pittore dalla doppia personalità, che sotto le spoglie dello spadaccino Formica si batte per il popolo oppresso dal viceré di Napoli e dal conte Lamberto.
Ad esso seguono altre importanti produzioni: del 1963 il kolossal «55 giorni a Pechino» di Nicholas Ray, una produzione Usa con Ava Gardner, Flora Robson, David Niven, Harry Andrews, Charlton Heston. «Molti dei costumi utilizzati in queste pellicole – afferma Diego Fiorini collaboratore della Fondazione Cerratelli – oggi non ci sono più, spazzati via dalla furia delle acque dell'Arno durante l'alluvione nel 1966».

Sono in salvo, invece, i costumi vestiti per il film «La caduta dell'Impero Romano» (1964), genere storico, regia di Anthony Mann, costumi di John Moore. «E presto ne faremo un'esposizione» dicono alla Fondazione.

Alla porta della sartoria Cerratelli bussano famosi registi: Bolognini, De Filippo, Visconti, Zeffirelli, Ronconi, Strehler.

Nascono, così, gli abiti di scena dei film di Franco Zeffirelli: «Amleto», «Otello», «Romeo e Giulietta», «La bisbetica domata». E più tardi, i bellissimi costumi di «Casanova» di Fellini e di «Fratello sole, sorella luna» di Zeffirelli.

Siamo negli anni Settanta, la sartoria è nel pieno della sua attività. Vi lavorano in sessanta persone tra sarte, tagliatori, modisti, tintori.

Nel 1985 la sartoria Cerratelli realizza i costumi per «La Venexiana», regia di Mauro Bolognini e, nel cast, Laura Antonelli, Monica Guerritore, Claudio Amendola, Annie Belle, Stefano Davanzati, Michelangelo Pace. Nello stesso anno mette il suo sigillo sulla produzione britannica «Camera con vista» di James Ivory, insignito di tre premi Oscar: sceneggiatura, art direction e, appunto, costumi. Nel 1990 collabora con Tacchella a «Les dames galantes» e con Franco Zeffirelli in «Hamlet».

Nel frattempo teatri di tutto il mondo si rivolgono alla casa fiorentina: grazie alla collaborazione con Zeffirelli nasce il «Lorenzaccio» in occasione della riapertura alla Comedie Francaise a Parigi. Ma la Casa d'arte Cerratelli collabora anche agli allestimenti al Metropolitan di New York, al Liric Opera di Chicago, al Royal opera house covent garden di Londra, al Bundestheaterverband di Vienna, al Wuttemberische staatstheater di Stoccarda, all'Hamburgische staatsoper di Amburgo, al Grand theatre di Ginevra.

Nel cinema come nel teatro la sartoria Cerratelli è propheta in patria: chiedere per credere ai teatri alla Scala di Milano, Comunale di Firenze, la Fenice di Venezia, il Regio di Torino, l'Arena di Verona, il San Carlo di Napoli, l'Opera di Roma, il teatro Bellini di Catania o il teatro Massimo di Palermo. In tv i costumi della sartoria fiorentina sono stati vestiti dagli attori di «Maria Stuarda» (produzione Rai) o «I Borgia» (per la Bbc).

Poi la chiusura ed il rischio di perdere un patrimonio storico così rilevante. La Fondazione nasce un anno e mezzo fa, grazie ad una felice intuizione di Floridia Benedettini della sartoria Carnet di Pisa. Ha un'anima privata, la stessa Benedettini, direttrice ed amministratrice delegata della fondazione, ed una pubblica: il presidente è Paolo Panattoni, sindaco di San Giuliano Terme e con lui ci sono i rappresentanti della Amministrazione provinciale e dell'Università. Preziosa, appunto, la collaborazione con il locale Ateneo che porterà alla catalogazione del patrimonio esistente. Oggi, nella sede della Fondazione Cerratelli, insieme ai costumi della sartoria, troviamo anche 20mila locandine di film, foto di scena, manifesti recuperati con lavoro certosino dal professor Pier Marco De Santi e bozzetti dei costumi.

Firenze, gli armadi delle meraviglie
della sartoria in piazza Duomo
di Lorella Pellis
Undici stanze piene zeppe di ottocenteschi armadi delle meraviglie. Sì perché se hai la fortuna di curiosarvi dentro, – «scortata» dalla gentilissima signora Michela – ecco che puoi ritrovarti improvvisamente nei panni di Cenerentola o della Locandiera, di Turandot o di Carmen, di Giulietta o della Signora delle camelie. C'è solo l'imbarazzo della scelta. Magia, fantasia? No, si tratta di storia, quella della Sartoria teatrale fiorentina che ha sede al numero 2 di piazza del Duomo.

Fondata nel 1860, la sartoria possiede circa 500 costumi ed una piccola ma davvero interessante collezione di abiti femminili e maschili – come pure di accessori – che vanno dall'800 agli anni '40.

Già dagli inizi del secolo fornisce costumi non solo ai più importanti teatri italiani ma anche al cinema e in sartoria si trovano ancora i bozzetti per un film del 1939.
Fra i nomi legati alla sartoria, che ha sede in piazza del Duomo dal 1930, non si può non ricordare quelli della signora Landi e del cavalier Melani che hanno portato l'azienda ad un alto prestigio. Dopo un periodo di arresto, nel gennaio 2005 la sartoria è stata acquistata dal costumista Massimo Poli, empolese, che attualmente la gestisce con successo.

La Sartoria teatrale fiorentina è impegnata per lo più nella creazione di costumi per l'opera lirica e la danza e spesso ha avuto l'onore di vestire Carla Fracci per alcuni dei suoi balletti.

In piazza del Duomo lavorano tre sarte ma «nei momenti del bisogno – come ci dice Michela – ricorriamo ad altro personale. Del resto cucire un abito teatrale è un procedimento lungo e complicato, ci sono le imbottiture, il coulinsonne, le gorgiere, gli inserti di stoffe diverse, i tantissimi particolari che servono a dare un tocco particolare a quell'abito o a quel mantello».

Ma sarebbe un errore pensare che in piazza del Duomo approdino solo attori o personaggi illustri del mondo dello spettacolo. In realtà la sartoria lavora moltissimo anche grazie al noleggio di abiti ed accessori (in primo luogo cappelli di ogni forgia e colore) per il Carnevale e feste varie, cerimonie, sfilate e manifestazioni storiche.

La sartoria ha fornito i costumi (di Elena Mannini) per l'«Orlando Furioso» di Luca Ronconi per il Festival di Spoleto e quelli maschili per «Opera comique» con la regia di Antonio Calenda. Recentemente ha realizzato un drago di 12 metri e un serpente di 8 per il «Flauto magico» di Mozart andato in scena al teatro Romolo Valli di Reggio Emilia con la regia di Daniele Abbado. Inoltre ha fornito parte dei costumi per la sigla della trasmissione «Scherzi a parte»; ha realizzato, disegnati dallo stesso Massimo Poli, i costumi per «Il custode dell'acqua» andato in scena a San Miniato e quelli per la nuova produzione di Micha von Hoeche «Au cafè». Sempre nel corso del 2006 ha realizzato costumi per «Falstaff», «Giulietta e Romeo», «Gianni Schicchi», «Tosca» e «La roccia» di Eliot con la regia di Pino Manzari andata in scena sempre a San Miniato nel luglio scorso.

Il personaggio
Anna Anni, vita da costumista
Ha disegnato gli abiti che hanno calcato i più importanti palcoscenici del mondo, dalla Scala al Metropolitan di New York, e che hanno vestito cantanti lirici quali Luciano Pavarotti, Placido Domingo, Katia Ricciarelli, étoile della danza come Carla Fracci, ed attori del calibro di Anna Magnani, Giancarlo Giannini, Valentina Cortese. Da marzo a giugno la Galleria d'arte moderna di Palazzo Pitti a Firenze le ha dedicato anche una mostra, «Dal segno alla scena», esponendone non solo i costumi ma anche figurini, disegni preparatori e schizzi di sartoria. Anna Anni (nella foto), costumista fiorentina, protagonista indiscussa della scena teatrale dell'ultimo cinquantennio, è quello che si dice un'istituzione. Nel corso della sua carriera, che l'ha vista lavorare accanto a grandi nomi come Orson Welles, Franco Zeffirelli, Beppe Menegatti, Mauro Bolognini, Sandro Sequi e molti altri, non sono mancati prestigiosi riconoscimenti nazionali ed internazionali.

«Quello del costumista – ci dice la signora Anna – è un lavoro che ha bisogno di un grosso sforzo mentale e di una grande tensione anche se alla fine la sua opera sarà invisibile quanto più sarà riuscita, rappresentando una “seconda pelle” per l'attore, il cantante o il ballerino, ovvero quella del personaggio».

L'ultima «fatica» della nota costumista risale a cinque mesi fa quando ha lavorato per il balletto «Giselle» con l'Opera di Roma. Ora, però – ci dice – è arrivato il momento di smettere davvero. Ho 80 anni e ho lavorato molto, adesso basta». (L. P.)

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Maurizio De Rose 25/06/2009 00:00
Anch'io sono un costumista storico, non spazio molto nei modelli e tagli di tutte le epoche ma, nel mio piccolo mi confeziono abiti creati personalmente preferendo un modello base che man mano diversifico nei tagli delle maniche,mantelli e copricapi....sono un autodidatta e mi informo nei modelli che voglio o che vorrei realizzare, da libri fotografici,o addirittura da affreschi e immagini religiose....vorrei che tutto questo possa diventare un lavoro vero e che mi dia anche delle soddisfazioni, ma haimè sarà molto difficile, visto che ormai da un pò di tempo, ho perso l'occupazione che mi garantiva uno stipendio dignitoso ,e poi lo stato italiano, purtroppo non garantisce più , il vero artigiano che si fà il mazzo per creare dei pezzi unici da museo. Maurizio........

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