Alluvioni

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«In questi giorni di bomba d’acqua insistente e devastante, per le nostre terre, forse si sono limitati i danni rispetto al ’94, non ci sono state vittime, la paura è stata tanta ma ci si è trovati anche più attrezzati, più tempestivi, più pronti a reagire e a premunirsi». Lo afferma, l’indomani dell’alluvione che ha colpito pesantemente il sud del Piemonte, don Corrado Avagnina, direttore de «L’Unione Monregalese», il settimanale della diocesi di Mondovì che attraverso il sito www.unionemonregalese.it continua a seguire l’evolversi della situazione. 

Alluvionati dalla memoria, si sono dimenticati dell’Arno. Voglio dire del fiume di oggi, non di quello tragicamente epico del ’66. E lui, permaloso, ha fatto di nuovo la faccia cattiva. È bastato poco, come sempre: un po’ di pioggia più insistente e lo spavento è tornato.

«Quando Papa Benedetto XVI mi fece sapere che voleva nominarmi arcivescovo di Firenze, il mio pensiero fu che un bastone a Firenze lo avevo già preso in mano: non era però un pastorale, bensì un badile. Mi dissi che poteva ben essere il segno del mio ministero di vescovo: come allora dovevo mettermi accanto alla gente del popolo – a Firenze nel 1966 non spalai il fango nobile di biblioteche, musei e chiese, ma quello umile delle cantine! – e mettermi a servizio di questa città». Così il Cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, è intervenuto alla commemorazione del cinquantesimo dell'Alluvione, in Palazzo Vecchio, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Ritorna in Santa Croce, a Firenze, a cinquant'anni dall'Alluvione del 1966, il capolavoro restaurato di Giorgio Vasari, grazie all'impegno di Opificio delle Pietre Dure e al contributo di Prada, Getty Foundation e Protezione Civile. Alla cerimonia per il ricollocamento ha presenziato anche il capo dello Stato, Sergio Mattarella, oggi in visita a Firenze.

In queste ore qualcuno parla addirittura di celebrazioni, come se un dramma si potesse celebrare. Tuttalpiù si commemora. Ed è appunto quello hanno fatto i vescovi che si sono ritrovati in Santa Croce per una Messa in suffragio delle vittime. L’alluvione è stata comunque per tutti un’esperienza drammatica. Eppure da quel fango prese avvio quel «miracolo» che riguarda certamente gli «angeli del fango», ma soprattutto i fiorentini, quelli dei quartieri popolari, la gente semplice che si rimboccò le maniche, calzò gli stivali e senza imprecare trovò la forza per aiutare la città a rialzarsi.

Il ricordo delle vittime e delle devastazioni, ma anche il grazie ai tanti che da ogni parte del mondo accorsero a Firenze per aiutarla a liberarsi del fango e a ripartire, è stato al centro dell'omelia della Messa celebrata stamani in Santa Croce dall'arcivescovo di Firenze, il card. Giuseppe Betori. Con lui hanno concelebrato tanti vescovi toscani e alcuni che 50 anni fa, come lo stesso Betori, furono tra gli «angeli del fango».

Venerdì 4 novembre, 50° anniversario dell'Alluvione che colpì Firenze e gran parte della Toscana, il cardinale Giuseppe Betori presiederà alle 11,30 una Messa in Santa Croce (diretta streaming su questo sito) con alcuni vescovi che 50 anni fa erano tra gli «angeli del fango», accorsi da tutta Italia, Nel pomeriggio cerimonia con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Pensando alle chiese di Firenze nei giorni dell’Alluvione del ’66 vengono in mente i gravi danni che l’acqua e il fango provocarono a edifici e opere d’arte. Ma il ruolo delle parrocchie fu ben più importante: in molti casi diventarono centri di raccolta e smistamento di beni di prima necessità, luoghi di raccordo per i volontari arrivati a dare una mano.