Gioco d'azzardo

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Sono già diverse decine i candidati alle prossime elezioni politiche che hanno sottoscritto l’appello lanciato ieri per regolamentare il gioco d'azzardo e limitare questo «flagello». Ma don Zappolini, coordinatore della campagna «Mettiamoci in gioco», non si fa illusioni: adesso i candidati  firmano, poi bisognerà vedere se mantengono le promesse.

Un appello alle forze politiche in lizza per le prossime elezioni affinché «assumano un impegno pubblico, da onorare nella prossima legislatura, approvando una legge nazionale che regolamenti il consumo di gioco d’azzardo nel nostro Paese». È quello rivolto con la campagna «Mettiamoci in gioco», a cui aderiscono una quarantina di associazioni.

«Mettiamoci in gioco», la campagna nazionale contro i rischi del gioco d’azzardo chiede ai candidati alle elezioni politiche 2018 di assumere un impegno pubblico, da onorare nella prossima legislatura, che ha una priorità fondamentale: «Approvare una legge nazionale che regolamenti il consumo di gioco d’azzardo nel nostro Paese». Il gioco d’azzardo è diventato in pochi anni uno dei settori più rilevanti dell’economia italiana. 

Nuova stretta sulle sale da gioco in Toscana. Il Consiglio regionale, come riportato oggi dal quotidiano La Repubblica, si avvia ad introdurre nuove limitazioni e nuovi ostacoli per le sale che consentono vincite in denaro: niente centri scommesse e niente slot entro i 500 metri anche da bancomat e «Compro oro».

«Piccoli passi positivi sono stati fatti da quando cinque anni fa è nata la campagna 'Mettiamoci in gioco', ma non basta». La denuncia è del presidente del Coordinamento nazionale comunità di accoglienza, per il quale la priorità dello Stato non può essere «tirare più soldi possibile», ma «salvaguardare la salute della gente». Per le prossime elezioni si chiederà ai candidati di prendere degli impegni per il contrasto all'azzardo.

Le mafie investono in modo sempre più massiccio e capillare nel settore dell’azzardo, che permette di riciclare enormi quantità di denaro sporco, fare affari e rinforzare la propria presenza sui territori. È questo il dato più rilevante del dossier «Gioco sporco, sporco gioco. L’azzardo secondo le mafie», promosso dal Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca) e presentato oggi a Roma.

La Toscana ha varato un piano per combattere una patologia che sta creando seri danni a tante persone e allo stesso tessuto sociale. Mentre gli enti locali sono attenti innanzitutto alla esigenze della gente, a partire da chi soffre, a Roma sono attenti soprattutto al denaro e al bilancio; e la lobby dell’azzardo di massa, che con i suoi 96 miliardi di raccolto nel 2016 è il terzo comparto industriale italiano, distribuisce generosamente sponsorizzazioni e pubblicità, di cui tutti sono affamati.