Giustizia

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Un fatto così grave «non finirà in niente»: le 32 vittime del treno merci che il 29 giugno 2009 deragliò e s’incendiò nei pressi della stazione di Viareggio, i feriti e i loro familiari «giustizia l’avranno perché ci sono diversi livelli di responsabilità». Ne è convinto il giurista Giuseppe Dalla Torre, parlando al Sir, all’indomani della sentenza di primo grado che ha condannato 23 persone per quella strage, tra cui l’ex amministratore delegato di Rfi Mauro Moretti (7 anni).

Conosco il rischio della vita per voi e per i vostri familiari e vi sono vicino, come chiedo a Dio di darvi la forza di continuare a lottare e di toccare il cuore degli uomini e delle donne delle diverse mafie, perché si convertano e cambino vita. Così Papa Francesco si è rivolto ai membri della Direzione Antimafia e Antiterrorismo italiana ricevuti in udienza in Vaticano.

«La società fa grande affidamento sulla vostra professionalità ed esperienza di magistrati inquirenti impegnati a combattere e sradicare il crimine organizzato». Lo ha detto il Papa, ricevendo oggi in udienza i membri della Dia (Direzione investigativa antimafia e antiterrorismo), esortati a «dedicare ogni sforzo specialmente nel contrasto della tratta di persone e del contrabbando dei migranti: questi sono reati gravissimi che colpiscono i più deboli fra i deboli!».

Lo scenario è un po’ insolito: il palazzo vescovile. Ma non lo è affatto la cornice che accoglie i protagonisti del dibattito: la sala di Giustizia dove i cinquecenteschi affreschi di Teofilo Torri, che richiamano all’alto ideale della Giustizia, daranno il benvenuto giovedì 10 novembre, alle ore 17.30, a Piercamillo Davigo, attuale presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, e a Giuseppe Fanfani, membro laico del Consiglio superiore della Magistratura, per un incontro  di stimolante attualità: «Lo stato della giustizia in Italia. Fra riforme realizzate e riforme da realizzare».