Giustizia

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«Credo che siamo qui perché amiamo la vita, e abbiamo un debito con chi è stato assassinato, con le loro famiglie. Ma non basta più ricordare, bisogna farli vivere nel nostro impegno, essi ci parlano e ci chiedono di essere noi più vivi. Ci hanno lasciato in eredità la speranza di una società più giusta e più umana». Lo ha detto a Locri don Luigi Ciotti, nell’intervento che ha concluso la manifestazione di Libera per la memoria e l’impegno delle vittime delle mafie.

Il Tribunale per i minorenni di Firenze ha accolto la richiesta di riconoscimento dell’adozione di due bambini, tra loro fratelli, pronunciata da parte di una Corte britannica a favore di una coppia di uomini. Generazione famiglia, «si rispetti la legge italiana e non quella di altri ordinamenti».

Un fatto così grave «non finirà in niente»: le 32 vittime del treno merci che il 29 giugno 2009 deragliò e s’incendiò nei pressi della stazione di Viareggio, i feriti e i loro familiari «giustizia l’avranno perché ci sono diversi livelli di responsabilità». Ne è convinto il giurista Giuseppe Dalla Torre, parlando al Sir, all’indomani della sentenza di primo grado che ha condannato 23 persone per quella strage, tra cui l’ex amministratore delegato di Rfi Mauro Moretti (7 anni).

Conosco il rischio della vita per voi e per i vostri familiari e vi sono vicino, come chiedo a Dio di darvi la forza di continuare a lottare e di toccare il cuore degli uomini e delle donne delle diverse mafie, perché si convertano e cambino vita. Così Papa Francesco si è rivolto ai membri della Direzione Antimafia e Antiterrorismo italiana ricevuti in udienza in Vaticano.

«La società fa grande affidamento sulla vostra professionalità ed esperienza di magistrati inquirenti impegnati a combattere e sradicare il crimine organizzato». Lo ha detto il Papa, ricevendo oggi in udienza i membri della Dia (Direzione investigativa antimafia e antiterrorismo), esortati a «dedicare ogni sforzo specialmente nel contrasto della tratta di persone e del contrabbando dei migranti: questi sono reati gravissimi che colpiscono i più deboli fra i deboli!».