Immigrati

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Si è aperto oggi a Firenze il Coordinamento nazionale immigrazione, appuntamento annuale di Caritas italiana per fare il punto sulla questione r condividere buone pratiche. Il saluto del presidente della Regione, Enrico Rossi, e gli interventi di Alessandro Martini, direttore di Caritas Firenze, e Oliviero Forti, responsabile nazionale immigrazione della Caritas.

Accogliere, proteggere, promuovere e integrare: questi i temi forti del discorso di Papa Francesco ai partecipanti al Forum internazionale: “Migrazione e pace”, che si svolge presso la Camera dei Deputati a Roma sul tema “Integrazione e sviluppo: dalla reazione all’azione”. Il Pontefice ha ricordato che migrare è “anelito alla felicità” e che i flussi migratori di oggi, frutto di guerre, persecuzioni, cambiamenti climatici, violenze e povertà, costituiscono il più vasto movimento di tutti i tempi. Accogliere vuol dire vedere nell’altro un fratello da aiutare anche con l’apertura di corridoi umanitari sicuri e fornire spazi adeguati e decorosi.

A Firenze torna «Balkan Florence Express» promosso da Oxfam Italia, l’organizzazione impegnata per portare aiuto alle migliaia di migranti bloccati lungo la «rotta balcanica». In programma 19 film, tra anteprime nazionali e toscane, una mostra fotografica  e la presentazione del libro «L'ultimo rigore di Faruk: Una storia di calcio e di guerra».

Una mattinata intensa, trascorsa all’insegna dell’incontro. La visita di Papa Francesco all’Università degli Studi Roma Tre ha permesso al Pontefice e alla comunità dell’Ateneo di confrontarsi su temi di grande attualità, in un luogo dove per eccellenza si dovrebbe coltivare non solo la formazione, ma anche l’attitudine al dialogo nelle differenze. Tra i quattro studenti che hanno rivolto le proprie domande, anche Nour Essa, la giovane siriana che Papa Bergoglio ospitò sul volo dall’isola greca di Lesbo, insieme con la famiglia e altri profughi. “Le migrazioni non sono un pericolo – ha detto il Pontefice – ma una sfida per crescere”.

«Mi sono trovato improvvisamente travolto da una valanga con "paralisi dei soccorsi". Un centinaio di sventurati con reti, masserizie varie e materassi, che sfondano la porta della nostra ex residenza, destinata ad ospitare il più grande politecnico della Cina (è tutt’ora in corso la trattativa). Cosa potevo fare? Non potevo oppormi. È prevalso in me quel sentimento di pastoralità che dovrebbe caratterizzare ogni uomo di fede e a maggior ragione ogni religioso e sacerdote: prima di tutto la persona e poi anche la legalità (palesemente infranta). Senza legalità, infatti, non è possibile alcuna integrazione e convivenza civile.»
Padre Ennio Brovedani racconta così la situazione in cui si è trovato da quando, lo scorso 17 gennaio, un centinaio di somali ha fatto irruzione nel palazzo di via Silvio Spaventa, di proprietà dei Padri Gesuiti, insieme ad alcuni esponenti del Movimento di lotta per la casa.