Milano

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«Il cieco nato e guarito ci rappresenta quando non ci accorgiamo che Gesù è la luce, è la luce del mondo, quando guardiamo altrove, quando preferiamo affidarci a piccole luci, quando brancoliamo nel buio». Lo ha spiegato il Papa, durante l’Angelus di ieri, al quale hanno partecipato – secondo la Gendarmeria Vaticana – 25mila persone.

Al termine della preghiera dell'Angelus il Papa ha detto: «Vorrei ringraziare il Cardinale Arcivescovo e tutto il popolo milanese per la calorosa accoglienza di ieri. Veramente mi sono sentito a casa, e questo con tutti, credenti e non credenti. Vi ringrazio tanto, cari milanesi, e vi dirò una cosa: ho constatato che è vero quello si dice: “A Milan si riceve col coeur in man!”.»

La preghiera, i colori vivaci delle coreografie che hanno animato l’appuntamento allo stadio Meazza, la voglia e la gioia di crescere insieme, coltivando l’amicizia con Gesù. La lunga giornata di Papa Francesco a Milano e nelle terre ambrosiane si è conclusa con i cresimandi e i cresimati, in un dialogo aperto con domande formulate da un ragazzo, da una coppia di genitori e da una catechista. Circondato da sorrisi allegri e spontanei, il Pontefice ha insistito sulla dimensione del tempo, da trascorrere insieme soprattutto in famiglia, giocando; sull’educazione, che dovrebbe essere multiforme, basata sul pensare-fare-sentire; e sul senso dello stupore, che oggi rischia di essere scheggiato dall’uso costante della tecnologia...

In un mondo dove “tutto sembra ridursi a cifre”, mentre la vita di tanti si tinge di “precarietà e insicurezza”, non possiamo rimanere meri spettatori, nella speranza che smetta di piovere. Nel parco di Monza, divenuto per l’occasione una suggestiva cattedrale a cielo aperto, Papa Francesco ha celebrato la messa, secondo il rito della Chiesa di Milano, nella solennità dell’Annunciazione del Signore. Come Maria, anche noi oggi possiamo essere presi dallo smarrimento, in tempi in cui si “specula sulla vita, sul lavoro, sulla famiglia, si specula sui poveri e sui migranti; si specula sui giovani e sul loro futuro”. 

Il Duomo di Milano ha nuovamente aperto le proprie porte per accogliere un Pontefice. Dopo Martino V nel 1418, Giovanni Paolo II nel 1983 e nel 1984, e Benedetto XVI nel 2012, Papa Francesco ha varcato la soglia della cattedrale meneghina e attraversato la navata centrale, accompagnato dall'entusiasmo dei presenti, i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i consacrati. Dopo un momento di adorazione del Santissimo Sacramento e venerazione delle reliquie di San Carlo, Papa Bergoglio ha condiviso alcune considerazioni con i circa 4000 convenuti, sollecitato da tre domande. 

Una distesa di campane in festa, appartenenti alle 1107 parrocchie della diocesi di Milano, hanno salutato l'arrivo di Papa Francesco nel capoluogo lombardo. L'intensa giornata del Pontefice ha preso il via dalla periferia, precisamente dal lotto 64 di via Salomone nel Quartiere Forlanini, facente parte della parrocchia di San Galdino. Le cosiddette Case Bianche, costruite negli anni Settanta, a meno di cinque chilometri dal Duomo, sono un concentrato di vecchi e nuovi problemi sociali: dalla manutenzione degli immobili al disagio di chi ci vive a causa soprattutto di importanti sacche di povertà.

Tre ore su dieci, lontano dalle telecamere. La tappa al cercare di San Vittore è il “cuore” della visita pastorale del Papa alla diocesi ambrosiana. Francesco, dopo la prima sosta alle Case Bianche, l’incontro con il clero all’interno del Duomo e la recita dell’Angelus sul sagrato esterno, è in visita alla Casa Circondariale di San Vittore.