Libia

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«Pare che verrà ridotto il numero dei militari in Iraq per mandarli in Libia e Niger. Da un’avventura all’altra. Credo sia una scelta folle e insensata. E riapriremo il Parlamento, appena sciolto, per un’altra guerra». Lo afferma don Renato Sacco, coordinatore nazionale di Pax Christi, in un’intervista pubblicata oggi da «Avvenire».

A guidare la lista dei 50 Paesi dove i cristiani sono più perseguitati, sono la Corea del Nord e l'Afghanistan. Nelle «top ten» ci sono però anche Somalia, Sudan, Pakistan, Eritrea, Libia, Iraq, Yemen e Iran. È in Pakistan che la persecuzione ha i connotati più violenti in assoluto.

Sarebbero almeno 50 le vittime dell’affondamento, avvenuto ieri, di un gommone di migranti al largo delle coste libiche. La guardia costiera di Tripoli non ha ancora diffuso dati ufficiali e lascia intendere che le persone annegate, provenienti da Paesi africani e dirette verso l’Europa, potrebbero essere molte di più.

«La nostra casa è la loro casa, la nostra patria è la loro patria. Perché se così non fosse non sarebbe nemmeno la nostra»: lo ha detto ieri sera il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Conferenza episcopale italiana, accogliendo all’aeroporto militare di Pratica di Mare, a Pomezia (Roma), i primi 160 profughi dalla Libia particolarmente vulnerabili che hanno diritto alla protezione internazionale.

I governi europei sono complici consapevoli delle torture e delle violenze ai danni di decine di migliaia di rifugiati e migranti, detenuti in condizioni agghiaccianti in Libia. Lo denuncia il Rapporto di Amnesty International pubblicato oggi, all’indomani dello scandalo suscitato dalle immagini relative alla compravendita dei migranti in Libia.

«Noi missionari italiani, a lungo ospiti di tanti popoli d’Africa che ora bussano alla nostra porta, siamo profondamente indignati per quanto sta avvenendo ai migranti nel Mediterraneo»: lo affermano i missionari della Cimi (Conferenza degli istituti missionari italiani), in una dura presa di posizione pubblicata in questi giorni su diverse riviste missionarie.

La vicedirettrice di Amnesty international per l’Europa, Gauri Van Gulik, commentando il voto del Parlamento italiano in favore dell’invio di navi da guerra nelle acque libiche per assistere la Guardia costiera della Libia a intercettare migranti e rifugiati e a riportarli a terra, mette in guardia dal rischio di complicità in torture e violenze.