Colombia

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Un viaggio che è stato portare la benedizione di Cristo e della Chiesa sul desiderio di vita e di pace che trabocca dal cuore della Colombia, visto negli occhi delle migliaia di bambini, ragazzi e giovani incontrati dappertutto. Così Papa Francesco ha raccontato il suo pellegrinaggio appena concluso nel paese latinoamericano agli oltre trentamila fedeli presenti in piazza San Pietro per l’udienza generale. E ha ringraziato per la gioiosa accoglienza il popolo colombiano, che ha sofferto tanto, ma che vive con speranza e con orgoglio alzava i figli perché Francesco li benedicesse dalla papamobile. “Un popolo così ha futuro”, ha commentato il Papa.

«Non c’è nessuno talmente perduto che non meriti la nostra sollecitudine, la nostra vicinanza e il nostro perdono». Così il Papa, nella sua ultima Messa in Colombia (testo integrale omelia), celebrata ieri a Cartagena, ha inquadrato il tema dei diritti umani, di cui la città colombiana, grazie alla presenza dei gesuiti, è considerata la sede.

«Ancora oggi, in Colombia e nel mondo, milioni di persone sono vendute come schiavi, oppure vanno mendicando un po’ di umanità, un momento di tenerezza, prendono la via del mare o si mettono in cammino perché hanno perso tutto, a cominciare dalla loro dignità e dai loro diritti». A lanciare il monito è stato ieri il Papa, poco prima di recitare l’Angelus (testo integrale) nella chiesa di San Pietro Claver a Cartagena, città meta dell’ultima giornata del viaggi

Ieri mattina, dopo essersi congedato dalla nunziatura apostolica di Bogotá, il Papa si è trasferito in papamobile alla base aerea militare di Catam. Al suo arrivo ha salutato alcune persone della compagnia aerea Avianca nei pressi della scala dell’aereo. Quindi – a bordo di un B787 dell’Avianca – è decollato verso l’aeroporto «Rafael Núñez» di Cartagena.

na gioia talmente forte da non poter contenere le urla. I bambini della casa famiglia Hogar de San José di Medellin, orfani di tenerezza in un mondo troppo spesso indifferente, hanno avuto per un giorno un papà davvero speciale. Papa Francesco ha ascoltato le loro parole, accarezzato visi dagli occhi umidi, dispensato sorrisi incoraggianti. "Veder soffrire i bambini fa male all’anima - ha detto il Pontefice - perché non possiamo accettare che siano maltrattati, che si neghi loro un futuro di speranza". Ai religiosi e ai laici che si occupano dei piccoli ospiti di questa istituzione, invece, ha indicato due realtà che non dovrebbero mai mancare "perché fanno parte dell’identità cristiana: l’amore che sa vedere Gesù presente nei più piccoli e deboli e il saper portare i piccoli a Gesù".

“La vita cristiana come discepolato”: è il tema scelto per la giornata di Medellin, inaugurata - con un po' di ritardo per le avverse condizioni atmosferiche - all'aeroporto Enrique Olaya Herrera per la santa messa. Ai fedeli presenti Papa Francesco ha indicato tre atteggiamenti che dovrebbero plasmare la vita dei discepoli: "andare all’essenziale, rinnovarsi e coinvolgersi". Per essere cristiani, infatti, non basta avere il certificato di battesimo, ma occorre essere dinamici, "andare in profondità, a ciò che conta e ha valore per la vita", senza coltivare un "freddo attaccamento a norme e leggi".

State lontani dalla superficialità e dalla ricerca vana di onori, rifugiate gli interessi materiali e la brama di guadagno; alimentatevi, invece, con la preghiera per essere "messaggeri della fede, felici di portare Gesù in ogni strada, in ogni piazza, in ogni angolo della terra". È la raccomandazione che Papa Francesco ha rivolto ai sacerdoti, consacrati e consacrate e seminaristi incontrati nel centro "La Macarena", ultimo evento della giornata a Medellin. Anche in una società piena di contraddizioni come quella contemporanea, il Signore continua a chiamare per portare con entusiasmo la testimonianza del suo amore.