Arabia Saudita

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Dopo le dimissioni improvvise del primo ministro Saad Hariri, la prima urgenza è quella di vigilare per far fronte a «qualsiasi trama o intento di sabotaggio intesi a minare la stabilità del Libano». Con queste parole il patriarca maronita, cardinale Bechara Boutros Rai, ha deplorato la decisione del premier libanese di annunciare le proprie dimissioni mentre era in trasferta in Arabia Saudita, mettendo in guardia dagli effetti destabilizzanti che tale scelta potrebbe avere sui fragili equilibri nazionali.

Tra il 2015 e il 2017 la situazione dei cristiani è peggiorata a causa di violenze e oppressione così come le negazioni alla libertà di fede sono diventate più efferate. È quanto emerge dal rapporto di Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) sulla persecuzione anticristiana «Perseguitati e dimenticati. Rapporto sui cristiani oppressi in ragione della loro fede tra il 2015 e il 2017», presentato oggi a Milano.

«Interrompere l’esportazione da parte dell’Italia di sistemi militari ai Paesi implicati nel conflitto yemenita»: la richiesta, alla vigilia della discussione finale e voto delle mozioni presentate alla Camera sulla situazione dello Yemen, arriva con una nota congiunta da Amnesty International, Fondazione Finanza etica, Movimento dei Focolari Oxfam Italia, Rete della Pace, Rete italiana per il disarmo.

Arabia Saudita, Israele e Gerusalemme, poi Roma, Città del Vaticano, Bruxelles e, infine, Taormina per il G7 a presidenza italiana. Sono queste le tappe del primo viaggio all’estero – previsto a fine maggio - del presidente americano, Donald Trump. L’analisi di Janiki Cingoli, direttore del Cipmo, Centro italiano per la pace in Medio Oriente.

Continua l'assedio di Aleppo. Con la popolazione allo stremo, la città martire siriana è sempre più terreno di battaglia di una guerra per procura combattuta da grandi potenze straniere che appoggiano le tante fazioni armate in lotta contro il regime di Assad, sostenuto a sua volta da Iran e Russia. Il fragile accordo di Monaco non sembra aver fermato le ostilità che proseguono in attesa di un cessate il fuoco, concordato, e delle operazioni di consegna degli aiuti umanitari alle città assediate. «Basta ipocrisie» è il grido del vicario apostolico di Aleppo, mons. Georges Abou-Khazen che punta l'indice: «se Usa e Arabia saudita fossero sinceri nel combattere il terrorismo dovrebbero unire i loro sforzi a quelli russi. Invece si ha come l’impressione che non vogliano farlo seriamente».

L'esecuzione, decretata dall'Arabia Saudita, del dignitario sciita Sheikh Nimr al-Nimr, ha riacceso lo scontro settario tra sciiti e sunniti. Una frattura religiosa con risvolti politici e militari che coinvolge tutto il Medio Oriente e i Paesi del Golfo e che mette a rischio gli sforzi diplomatici per trovare una soluzione alla guerra in Siria e Yemen. I musulmani nel mondo sono 1.599.700.000. I sunniti sono circa il 90% del totale.

L'Arabia Saudita lancia un'alleanza militare islamica. Missione da compiere: la lotta contro il terrorismo, non solo dell'Isis. Trentaquattro Paesi, tutti a maggioranza sunnita, pronti a intervenire nei territori minacciati da gruppi terroristici come Boko Haram, Shabaab, Al Qaeda. Un patto, salutato con soddisfazione dagli Usa, che potrebbe entrare in competizione con la coalizione russa guidata da Vladimir Putin e composta invece da Paesi sciiti come l'Iran e l'Iraq, insieme alla Siria del presidente Assad.