Bangladesh

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Un viaggio nel quale la gente birmana e quella bengalese mi hanno dimostrato tanta fede e affetto e nel quale in Myanmar ho potuto esprimere la vicinanza di Cristo e della Chiesa ad un popolo che ha sofferto a causa di conflitti e repressioni, mentre in Bangladesh la mia visita ha segnato un ulteriore passo in favore del rispetto e del dialogo tra il cristianesimo e l’islam. Così Papa Francesco ha sintetizzato i temi del suo terzo viaggio apostolico in Asia, concluso sabato sera, nella catechesi dell’udienza generale tenuta in Aula Paolo VI.

Davanti ad 8mila persone, in Aula Paolo VI, Papa Francesco nell'udienza generale di oggi ha parlato del suo recente viaggio in Myanmar e Bangladesh, della solidarietà ai profughi Rohingya, delle Suore di Madre Teresa incontrate. Preoccupazione per la decisione di Trump di spostare l'ambasciata Usa a Gerusalemme.

P. William Walter Rozario, il prete bangladese della diocesi di Rajshahi di cui si erano perse le tracce lunedì scorso e poi ritrovato dalla polizia a Syleth, nel Nordest del Paese, è stato rilasciato dalla polizia e si trova ora nella residenza del vescovo di Rajshahi, mons. Gervas Rozario, dove si tratterrà per alcuni giorni o settimane. Ne dà notizia l’agenzia Fides, secondo la quale il prete è in evidente stato di alterazione psicologica, è traumatizzato dall’esperienza vissuta e fatica a parlare.

«La persona che fa attenzione è quella che, nel rumore del mondo, non si lascia travolgere dalla distrazione o dalla superficialità, ma vive in maniera piena e consapevole, con una preoccupazione rivolta anzitutto agli altri». È l’identikit tracciato dal Papa, durante l’Angelus di ieri, pronunciato davanti a 15mila persone.

Dal gioioso incontro con i leader religiosi del Myanmar, alla profonda emozione provata nell’arcivescovado di Dhaka, chiedendo perdono ai profughi rohingya per l’indifferenza del mondo. Sono stati numerosi gli argomenti toccati da Papa Francesco nel corso della consueta conferenza stampa sul volo di rientro dal suo ventunesimo viaggio internazionale, il terzo in Estremo Oriente. Sollecitato dalle domande dei giornalisti, Francesco ha ripercorso le tappe fondamentali che hanno scandito i sui giorni da pellegrino di pace in Myanmar e poi in Bangladesh.

“La vocazione si cura con la tenerezza umana: se nelle nostre comunità, nelle nostre parrocchie manca questa dimensione della tenerezza, il germoglio rimarrà piccolo, non crescerà e avvizzirà”. Nella sua ultima giornata in Bangladesh, dopo una visita privata alla Casa Madre Teresa di Tejgaon, Papa Francesco ha incontrato i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i consacrati, i seminaristi e le novizie nella Chiesa del Santo Rosario. Consegnando il discorso previsto, e parlando a braccio in spagnolo, il Pontefice ha inviato tutti a superare con la preghiera e il discernimento le “passioni umane, i difetti e i limiti” che “minacciano sempre la vita comunitaria, minacciano la pace”.

Un altro fuori programma di questo viaggio apostolico è arrivato al termine dell’incontro interreligioso ed ecumenico presso l’Arcivescovado di Dhaka quando il Papa ha chiamato intorno a sé un gruppo di profughi Rohingya fuggiti dal Myanmar. Parlando a braccio Francesco ha ricordato la grande tragedia che vivono questi fratelli e sorelle e ha chiesto perdono per il male loro arrecato e per l’indifferenza cieca del mondo. Continuiamo ad aiutarli e a muoverci perché siano riconosciuti i loro diritti è stato il suo monito mentre ha affermato con dolore che “la presenza di Dio oggi si chiama anche Rohingya”.