Iraq

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È un campionario di nefandezze e di orrori quello che si sono lasciati dietro i terroristi dell'Isis subito dopo la loro cacciata dalla Piana di Ninive. Per la prima volta dalla loro liberazione, un gruppo di giornalisti ha potuto documentare la distruzione e la persecuzione subite durante i due anni e mezzo di occupazione di Daesh

«Non è una questione di persecuzione contro individui, quello che è in atto in Iraq è un genocidio dei cristiani. In gioco c’è la nostra stessa sopravvivenza come comunità siro-cattolica». È l’accusa lanciata dal patriarca siro-cattolico Ignace Youssif III Younan, in un’intervista pubblicata dal settimanale diocesano novarese «L’Azione» in preparazione agli incontri che nel fine settimana vedranno la partecipazione, nella diocesi di Novara, dello stesso Younan.

Una trentina di giovani, appartenenti a un’organizzazione di volontariato civile, in gran parte musulmani – comprese alcune ragazze vestite col velo integrale – hanno pulito a fondo e rimesso in ordine la chiesa caldea dedicata alla Vergine Maria, collocata a Drakziliya, zona di Mosul sulla riva sinistra del fiume Tigri, nella parte della città sottratta alle milizie jihadiste dell’autoproclamato Stato Islamico (Daesh) e tornata sotto il controllo dell’esercito iracheno.

L’opzione prefigurata dal Presidente Usa Donald Trump di mantenere una «corsia preferenziale» aperta per l’ingresso di profughi cristiani negli Stati Uniti, mentre si chiudono le porte ai cittadini non cristiani di 7 Paesi a maggioranza islamica, rappresenta «una trappola per i cristiani del Medio Oriente». Lo sottolinea il Patriarca caldeo Louis Raphael I Sako, Primate della Chiesa cattolica orientale a cui appartiene la stragrande maggioranza dei cristiani iracheni.

“Il mondo odia i cristiani per la stessa ragione per cui ha odiato Gesù, perché Lui ha portato la luce di Dio e il mondo preferisce le tenebre per nascondere le sue opere malvage”. Nel giorno in cui la Chiesa ricorda il protomartire Stefano, Papa Francesco ha rivolto il proprio pensiero a quanti, ancora oggi, subiscono soprusi e violenze a causa della propria fede, in numero maggiore rispetto ai primi tempi del cristianesimo. Nonostante le difficoltà, ha proseguito il Pontefice, i discepoli dell’Unigenito sono chiamati a “vivere secondo la mentalità evangelica, rifiutando la mentalità dei dominatori di questo mondo”.

«Il martirio cristiano continua ad essere presente nella storia della Chiesa», cosi il Papa all’Angelus, nella solennità di Santo Stefano, protomartire, vittima dell’odio verso Gesù. Francesco ha poi espresso il suo cordoglio per le vittime dell’incidente aereo in Russia e ringraziato per i tanti messaggi di auguri.

«La situazione dei cristiani in Siria, Iraq ed Egitto è una tragedia completa. In questi Paesi, culla della nostra civiltà, il circolo vizioso della violenza sembra senza speranza e senza fine». Lo ha detto, nella sua prima conferenza stampa, in occasione del Natale, l’amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, monsignor Pierbattista Pizzaballa.

Lo scenario di guerra che interessa il Medio Oriente da più di dieci anni e in particolare l’impatto sulle popolazioni cristiane sarà al centro dell’interessante incontro intitolato «Quale futuro per i Cristiani in Iraq», in agenda per giovedì 15 dicembre, a partire dalle 21,30 presso l’auditorium del Seminario Vescovile di San Miniato.

Una preghiera comune per la pace ha concluso l’incontro in Vaticano tra Papa Francesco e il Catholicos Mar Gewargis III, patriarca della Chiesa assira dell’Oriente. Una pace che tarda ad arrivare in Medio Oriente ma tra tanto dolore ci sono “cristiani che – ha detto il Papa - percorrono la via della croce seguendo con mitezza le orme di Gesù”, “fratelli e sorelle che ci esortano in ogni circostanza a rimanere col Signore, ad abbracciare la sua croce, a confidare nel suo amore” che è riconciliazione e perdono, sconfiggendo così l’inimicizia. “Il sangue dei martiri – ha ribadito Papa Francesco - è il seme dell’unità dei cristiani. Esso ci chiama a spenderci con carità fraterna per la comunione”.