Siria

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«Superare le divisioni e perdonare»: è questa la strada «giusta» da percorrere per la rinascita della Siria. Ad indicarla è stato mons. Georges Abou Khazen, arcivescovo latino di Aleppo, che ieri sera ha portato la sua testimonianza all’incontro pubblico «Aleppo, torna a vivere la speranza», promosso dalla comunità parrocchiale della Collegiata, a Lugo di Romagna (Ravenna).

L'appello per la pace in Medio Oriente e per la liberazione dei vescovi Youhanna Ibrahim e Paul Yazigi e degli altri sacerdoti presi in ostaggio da più di quattro anni. E ancora una condanna forte per la tragedia che si sta consumando in Myanmar contro la popolazione musulmana dei Rohingya. E infine la richiesta all'Europa di favorire «vie di accesso legali e sicure» e un maggiore impegno a «combattere i trafficanti di esseri umani». Entra subito nel vivo dei problemi l'incontro internazionale «Strade di pace» promosso dalla Comunità di sant'Egidio a Münster, nello Spirito di Assisi

«Senza il vostro sostegno non avremmo potuto accettare nuovi pazienti, né prenderci adeguatamente cura di quelli già presenti». Così George Theodory, direttore sanitario dell’ospedale Saint Louis di Aleppo, ringrazia Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs) per il contributo straordinario di 250mila euro che permetterà alla struttura di continuare a curare i feriti del conflitto siriano.

Con l’inno d’Italia in sottofondo, sono sbarcati questa mattina presto in Italia, all’aeroporto di Roma Fiumicino, 35 profughi siriani dal Libano grazie ai corridoi umanitari promossi da Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei) e Tavola valdese.

È un quadro a tinte molto fosche quello delineato da mons. Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del patriarcato latino di Gerusalemme, intervenuto ieri al Meeting di Rimini: il Medio Oriente è frammentato e la presenza cristiana è ridotta ai minimi termini. La speranza non può venire da pur necessarie soluzioni politiche o sociali.

Si è parlato soprattutto del Medio Oriente, l’emergenza umanitaria in Siria e della questione ucraina nel colloquio a Mosca tra il card. Pietro Parolin, in visita ufficiale in Russia, e il metropolita Hilarion di Volokolamsk, responsabile del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca.

Il 29 luglio 2013 veniva sequestrato a Raqqa (Siria) il padre gesuita Paolo Dall’Oglio, fondatore della comunità monastica siriana di Mar Musa. In questi quattro anni, sulla sua sorte si sono rincorse tante voci, senza nessuna conferma. A quattro anni dal suo rapimento il Sir ha intervistato il fratello del gesuita, il musicista Pietro Dall’Oglio.