Siria

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«Il presepe è questo: far ritornare vivo nel nostro cuore il Bambino di Betlemme, perché facendo spazio a Lui, alla sua umile grandezza, riusciamo a fare più spazio nella nostra vita alla Buona Notizia che è Gesù». Così monsignor Rodolfo Cetoloni, vescovo di Grosseto, ieri pomeriggio in cattedrale, durante il momento di preghiera in cui ha benedetto i Bambinelli che la notte di Natale saranno deposti nei presepi delle case.

Proseguono intensi i combattimenti ad Aleppo tra esercito governativo e ribelli asserragliati nella parte Est della città e costretti a lasciare le loro posizioni. Decine di migliaia di persone prive di ogni assistenza, moltissime sono le famiglie con i bambini spesso malati a causa del freddo e della mancanza di cibo e di condizioni igieniche adeguate. La testimonianza del gesuita Sami Hallak. Ieri, intanto, Papa Francesco ha fatto recapitare al presidente siriano Bashar al Assad una lettera in cui chiede di moltiplicare gli sforzi per giungere alla pace

Al termine dell'Angelus di domenica 11 dicembre Papa Francesco ha pregato per le vittime delle guerre e dei recenti attentati terroristici: “Cari fratelli e sorelle, ogni giorno sono vicino, soprattutto nella preghiera, alla gente di Aleppo. Non dobbiamo dimenticare che Aleppo è una città, che lì c’è della gente: famiglie, bambini, anziani, persone malate… Purtroppo ci siamo ormai abituati alla guerra, alla distruzione, ma non dobbiamo dimenticare che la Siria è un Paese pieno di storia, di cultura, di fede. Non possiamo accettare che questo sia negato dalla guerra, che è un cumulo di soprusi e di falsità. Faccio appello all’impegno di tutti, perché si faccia una scelta di civiltà: no alla distruzione, sì alla pace, sì alla gente di Aleppo e della Siria...."

La ripresa delle incursioni aeree delle forze russe e siriane, potrebbe generare una catastrofe umanitaria ad Aleppo est, con oltre 250mila persone intrappolate nella città, che si apprestano ad affrontare l’inverno con scorte di cibo e acqua in esaurimento e strutture sanitarie ormai al collasso.  È l’allarme lanciato oggi da Oxfam, Syrian American Medical Society e Big Heart Foundation.

Una preghiera comune per la pace ha concluso l’incontro in Vaticano tra Papa Francesco e il Catholicos Mar Gewargis III, patriarca della Chiesa assira dell’Oriente. Una pace che tarda ad arrivare in Medio Oriente ma tra tanto dolore ci sono “cristiani che – ha detto il Papa - percorrono la via della croce seguendo con mitezza le orme di Gesù”, “fratelli e sorelle che ci esortano in ogni circostanza a rimanere col Signore, ad abbracciare la sua croce, a confidare nel suo amore” che è riconciliazione e perdono, sconfiggendo così l’inimicizia. “Il sangue dei martiri – ha ribadito Papa Francesco - è il seme dell’unità dei cristiani. Esso ci chiama a spenderci con carità fraterna per la comunione”.

Profonda costernazione «per quanto continua ad accadere in Medio Oriente, specialmente in Iraq e in Siria», dove «si riversa su centinaia di migliaia di bambini innocenti, di donne e di uomini la violenza terribile di sanguinosi conflitti, che nessuna motivazione può giustificare o permettere». Ad esprimerla questa mattina Papa Francesco, incontrando nella Cappella Redemptoris Mater in Vaticano il Catholicos Mar Gewargis III, Patriarca della Chiesa Assira dell’Oriente.