Siria

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Le guerre e le insensate violenze a causa del terrorismo fondamentalista fanno soffrire i cristiani in Siria, in Iraq e in Egitto. Papa Francesco lo ha ribadito ricevendo in Vaticano i partecipanti alla plenaria della Roaco, Riunione delle Opere di Aiuto per le Chiese Orientali. Ricordando le “terribili ondate di persecuzioni e di travagli, sia nell’Est europeo come nel Medio Oriente”, le “forti emigrazioni” che hanno indebolito la presenza dei cristiani in quelle zone, il Pontefice ha anche parlato delle Chiese tornate alla libertà “dopo il doloroso periodo dei regimi totalitari”. Chiese che hanno fatto l’esperienza della Croce, causa di turbamento e sofferenza ma anche fonte di salvezza. 

La situazione delle Chiese in Medio Oriente, con particolare attenzione all’Egitto, Siria e Iraq, sarà al centro della 90ª Assemblea plenaria della Roaco, Riunione delle opere di aiuto per le Chiese Orientali, che si svolgerà dal pomeriggio di oggi lunedì 19 a giovedì 22 giugno, e che si inserisce nel programma dell’anno centenario della Congregazione per le Chiese Orientali che ha previsto diversi eventi che culmineranno con la Sessione plenaria dei membri del Dicastero e con la Messa che Papa Francesco presiederà il prossimo 12 ottobre.

«La gente di Aleppo ha oggi maggiore fiducia e le famiglie cristiane iniziano a tornare». A dichiararlo ad Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) è mons. Antoine Audo, vescovo caldeo di Aleppo e direttore di Caritas Siria, che parla anche di «clima lievemente più disteso» a causa della cessazione dei bombardamenti, motivo per cui alcune famiglie stanno facendo ritorno dal Libano e da alcune aree della Siria dove avevano trovato rifugio negli ultimi anni.

«Se dal 22 dicembre non sono più caduti missili nel centro di Aleppo, tante battaglie atroci tra l’esercito siriano e l’Isis continuano e la strada principale che conduce alla città rischia sempre di essere bloccata». Lo dice al Sir padre Ibrahim Alsabagh, parroco della parrocchia latina di san Francesco di Assisi nel quartiere di Azizieh ad Aleppo, facendo un punto sulla situazione della città martire siriana.

Accolti stamani a Fiumicino 68 profughi siriani giunti in Italia dal Libano grazie ai corridoi umanitari promossi da Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle chiese evangeliche in Italia e Tavola valdese. Domani sono previsti altri 57 arrivi per un totale di 125 persone.

«La vita che noi oggi qui celebriamo, con cinismo e arroganza viene ogni giorno disprezzata e umiliata», in Siria, in Iraq, Yemen, in Egitto, in Terra Santa. Il ricordo di «tutte le situazioni di morte che ci avvolgono» è risuonato domenica 16 aprile, dalla basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme, dove l’amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, monsignor Pierbattista Pizzaballa, ha celebrato la messa di Pasqua.

«Ci sentiamo più sicuri. I bombardamenti sono terminati. Andiamo in chiesa e ne torniamo liberamente. Mi auguro che tutte le persone scappate possano tornare nelle proprie case riedificate entro la Pasqua del prossimo anno»: è la testimonianza dalla città siriana di Aleppo, di suor Annie Demerjian, religiosa dell’Ordine delle Sorelle di Gesù e Maria, raccolta da Acs (Aiuto alla Chiesa che soffre).