Siria

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La gioia e la speranza del Natale possano “raggiungere tutti i popoli, specialmente quelli feriti dalla guerra e da aspri conflitti”. E’ l’auspicio che Papa Francesco ha formulato dalla Loggia centrale della Basilica Vaticana, durante il tradizionale messaggio di Natale Urbi et Orbi. Come in un abbraccio, il pensiero del Pontefice ha cinto gli uomini e le donne della martoriata Siria, dove è tempo che “le armi tacciano definitivamente e la comunità internazionale si adoperi attivamente perché si raggiunga una soluzione negoziale”. 

«Cari fratelli e sorelle, buon Natale! Oggi la Chiesa rivive lo stupore della Vergine Maria, di san Giuseppe e dei pastori di Betlemme contemplando il Bambino che è nato e che giace in una mangiatoia: Gesù, il Salvatore». Così Papa Francesco, questa mattina, nel tradizionale messaggio natalizio ai fedeli presenti in piazza San Pietro e a quanti lo ascoltano attraverso la radio e la televisione, prima d’impartire la benedizione «Urbi et Orbi».

«La situazione dei cristiani in Siria, Iraq ed Egitto è una tragedia completa. In questi Paesi, culla della nostra civiltà, il circolo vizioso della violenza sembra senza speranza e senza fine». Lo ha detto, nella sua prima conferenza stampa, in occasione del Natale, l’amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, monsignor Pierbattista Pizzaballa.

«Il presepe è questo: far ritornare vivo nel nostro cuore il Bambino di Betlemme, perché facendo spazio a Lui, alla sua umile grandezza, riusciamo a fare più spazio nella nostra vita alla Buona Notizia che è Gesù». Così monsignor Rodolfo Cetoloni, vescovo di Grosseto, ieri pomeriggio in cattedrale, durante il momento di preghiera in cui ha benedetto i Bambinelli che la notte di Natale saranno deposti nei presepi delle case.

Proseguono intensi i combattimenti ad Aleppo tra esercito governativo e ribelli asserragliati nella parte Est della città e costretti a lasciare le loro posizioni. Decine di migliaia di persone prive di ogni assistenza, moltissime sono le famiglie con i bambini spesso malati a causa del freddo e della mancanza di cibo e di condizioni igieniche adeguate. La testimonianza del gesuita Sami Hallak. Ieri, intanto, Papa Francesco ha fatto recapitare al presidente siriano Bashar al Assad una lettera in cui chiede di moltiplicare gli sforzi per giungere alla pace

Al termine dell'Angelus di domenica 11 dicembre Papa Francesco ha pregato per le vittime delle guerre e dei recenti attentati terroristici: “Cari fratelli e sorelle, ogni giorno sono vicino, soprattutto nella preghiera, alla gente di Aleppo. Non dobbiamo dimenticare che Aleppo è una città, che lì c’è della gente: famiglie, bambini, anziani, persone malate… Purtroppo ci siamo ormai abituati alla guerra, alla distruzione, ma non dobbiamo dimenticare che la Siria è un Paese pieno di storia, di cultura, di fede. Non possiamo accettare che questo sia negato dalla guerra, che è un cumulo di soprusi e di falsità. Faccio appello all’impegno di tutti, perché si faccia una scelta di civiltà: no alla distruzione, sì alla pace, sì alla gente di Aleppo e della Siria...."