Siria

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«Rimanere fedeli all'unità nazionale, difendere con ogni mezzo il diritto del popolo siriano alla libertà, alla dignità e alla possibilità di scegliere il proprio modello di vita politica e sociale, proteggere la propria patria dai nemici esterni e contribuire a liberare i suoi territori occupati». Sono solo alcuni dei punti presenti nel patto sottoscritto dall'Unione dei siriani cristiani per la democrazia, organismo nato al termine di un incontro svoltosi ad Antiochia (Turchia) dal 12 al 15 febbraio cui hanno partecipato alcuni attivisti cristiani di Siria.

«Abbiamo sentito un forte boato che ha sprigionato una enorme nuvola di fumo. Eventi abituali qui. Solo dopo, guardando la televisione locale abbiamo appreso che il bilancio delle vittime è enorme». Il nunzio apostolico in Siria, monsignor Mario Zenari, racconta così al Sir l'esplosione di un'autobomba questa mattina in pieno centro a Damasco che ha provocato, secondo i media, 53 morti e 200 feriti, anche se il bilancio ufficiale parla di 35 vittime e 237 feriti.

I cristiani di Aleppo stanno cercando contatti con i sequestratori dei due sacerdoti Michel Kayyal (armeno cattolico) e Maher Mahfouz (greco ortodosso) rapiti il 9 febbraio da un gruppo di ribelli armati sulla strada che da Aleppo conduce a Damasco. Ma finora i tentativi di aprire canali e trattative per liberare i due preti non hanno avuto esito. 

«Non c’è altro che la riconciliazione. Non è mai troppo tardi. Alziamo la voce per mandare un messaggio: basta con le armi, abbiamo bisogno della pace. Datevi un bacio di pace, come Pietro e Paolo». Sono le parole pronunciate oggi pomeriggio dall’archimandrita Mtanios Haddad, patriarca della Chiesa greco-cattolico melkita e rettore della basilica romana di Santa Maria in Cosmedin, nell’omelia di una liturgia bizantina per invocare la pace in Siria e in Medio Oriente.