Siria

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Papa Francesco ha ricevuto Michel Sleiman, Presidente della Repubblica del Libano. Nel corso dei colloqui si è parlato della situazione nel Paese, sottolineando l'importanza del dialogo e della collaborazione tra le diversità comunità etniche e religiose che compongono la società. Sono stati espressi i migliori voti per la formazione del nuovo governo. Ci si è soffermati sulla situazione siriana. Particolare preoccupazione desta l'ingente numero di profughi che hanno cercato rifugio in Libano e nei paesi vicini e per i quali si è invocata una maggiore assistenza umanitaria, con il sostegno della Comunità internazionale. Si è parlato anche della situazione dei cristiani in Terra Santa.

Papa Francesco ha ricevuto in Udienza Shimon Peres, Presidente dello Stato d'Israele. Durante i colloqui è stata affrontata la situazione politica e sociale del Medio Oriente, dove perdurano non poche realtà conflittuali. Si è auspicata una pronta ripresa dei negoziati tra Israeliani e Palestinesi affinché si possa raggiungere un accordo rispettoso delle legittime aspirazioni dei due Popoli. Non è mancato un riferimento all'importante questione della Città di Gerusalemme. Si è manifestata particolare preoccupazione per il conflitto che affligge la Siria per il quale si è auspicato una soluzione politica.

Ancora nessuna notizia dei due vescovi greco-ortodosso e siro-ortodosso di Aleppo Paul Yazigi e Gregorios Ibrahim, rapiti lunedì nel Nord della Siria mentre erano in viaggio. «Continuiamo a pregare per loro», dicono al Sir questa mattina al segretariato del Patriarcato greco-ortodosso di Antiochia e di tutto l'Oriente che ha sede a Damasco. «Ma per ora non abbiamo nessuna notizia».

Il rapimento dei Metropoliti greco-ortodosso e siro-ortodosso di Aleppo, sul cui rilascio ci sono notizie contrastanti, è un ulteriore segno della tragica situazione che sta attraversando la cara Nazione siriana, dove la violenza e le armi continuano a seminare morte e sofferenza. Mentre ricordo nella preghiera i due Vescovi, affinché ritornino presto alle loro comunità, chiedo a Dio di illuminare i cuori e rinnovo il pressante invito che ho rivolto nel giorno di Pasqua affinché cessi lo spargimento di sangue, si presti la necessaria assistenza umanitaria alla popolazione e si trovi quanto prima una soluzione politica alla crisi.

Il segretariato del Patriarcato greco-ortodosso di Antiochia e di tutto l'Oriente smentisce questa mattina al Sir la notizia che i due vescovi rapiti siano stati liberati. Ed aggiungono che la notizia diffusa ieri è dovuta molto probabilmente dalla mancanza di comunicazioni con Aleppo. Altri particolari - circa cioè richieste di riscatto da parte dei rapitori - non possono essere dati perché - dicono - «sono momenti vitali».

«La situazione è drammatica. Mai prima d'ora si era arrivati a toccare uomini di religione. In Siria sono sempre stati rispettati. Ciò indica un ulteriore aggravamento della tragedia che stiamo vivendo da due anni in Siria». Da Aleppo a parlare al Sir è monsignor Jean-Clement Jeanbart, arcivescovo greco-melkita, che prova a ricostruire la dinamica del rapimento, di due vescovi, Mor Gregorious Yuhanna Ibrahim, della Chiesa siro-ortodossa di Aleppo, e Bolous Yazejy, della Chiesa greco-ortodossa di Aleppo.

«Il mio appello è ai rapitori perché liberino i due vescovi: sono persone perbene, amici di tutti, cristiani e musulmani, non hanno niente a che fare con la guerra. Sono messaggeri di pace». A lanciare l'appello tramite il Sir per la liberazione dei due vescovi rapiti ieri in Siria - Mor Gregorious Yuhanna Ibrahim, arcivescovo della Chiesa siro-ortodossa di Aleppo, e Bolous Yazejy, della Chiesa greco-ortodossa di Aleppo - è padre Abramo Unal, parroco in Svizzera della comunità della Chiesa siro-ortodossa di Antiochia che nel Paese conta 6.500 siriani ortodossi, la maggior parte dei quali rifugiati di guerra.