Terrasanta

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Sarà l'amministratore apostolico di Gerusalemme dei Latini, Pierbattista Pizzaballa, a ricordare la figura di padre Alberto Gori, giovedì 22 febbraio ad Agliana, paese natale del francescano che tra il 1937 e il 1970 fu prima Custode e poi Patriarca latino di Gerusalemme.

Si chiama «La Nostra Casa» ed è un progetto promosso dalla Custodia di Terra Santa, con il sostegno della propria ong «Ats pro Terra Sancta», con cui i francescani aiutano le famiglie cattoliche della Città Vecchia di Gerusalemme e di Betlemme finanziando interventi di restauro e consolidamento delle case che sarebbero altrimenti per loro insostenibili.

Nel comunicato finale sui lavori della Conferenza episcopale toscana (tenutasi all'Eremo di Lecceto lo scorso 29 gennaio) l'invito ai cattolici ad una partecipazione responsabile e informata alle prossime elezioni politiche del 4 marzo. Al via una riflessione sulla «lezione» di don Lorenzo Milani. Ecco il testo integrale del comunicato.

Nella delegazione dei vescovi dell’«Holy land Coordination» (Hlc), il Coordinamento di Terra Santa, composto da presuli provenienti da Europa, Nord-America e Sud-Africa, anche l'arcivescovo Riccardo Fontana che ha spiegato al Sir il senso della visita in Terra santa dal 13 al 18 gennaio.

Si svolgerà dal 13 al 18 gennaio l’edizione 2018 dell’«Holy land Coordination» (Hlc), il Coordinamento di Terra Santa, costituito da vescovi provenienti da tutta l’Europa, dal Nord-America e dal Sud-Africa, istituito alla fine del ventesimo secolo su invito della Santa Sede con lo scopo di visitare e sostenere le comunità cristiane locali di Terra Santa.

«Vi invitiamo a non aver paura e a venire! Vi invitiamo a confermare i vostri pellegrinaggi proprio con lo spirito di chi desidera, attraverso il pellegrinaggio, fidarsi di Dio»: è l’appello congiunto rivolto ai pellegrini dall’amministratore apostolico del Patriarcato Latino, mons. Pierbattista Pizzaballa, e dal custode di Terra Santa, padre Francesco Patton.

«Riaffermiamo la nostra chiara posizione nel chiedere il mantenimento dello Status Quo della città santa fino a quando non sarà stato raggiunto un giusto accordo di pace tra israeliani e palestinesi sulla base di negoziati e della legge internazionale». A chiederlo, nel loro messaggio natalizio, sono i patriarchi e i capi delle Chiese di Gerusalemme.

Vescovi e capi delle Chiese presenti nel Regno Hascemita di Giordania hanno invitato i propri fedeli a prendere parte ad una marcia silenziosa con le candele per esprimere pubblicamente la comune disapprovazione rispetto alla decisione presa dall’Amministrazione degli Stati Uniti d’America di trasferire la propria ambasciata in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme.

Da Taybeh, unico villaggio interamente cristiano della Cisgiordania, arriva la risposta all'annuncio di Trump: preghiera e silenzio. «Siamo palestinesi di fede cristiana. Disapproviamo la decisione del presidente Usa. Gerusalemme è città santa per le tre religioni. In gioco vi è anche la sopravvivenza della comunità cristiana della Cisgiordania», le parole del parroco Johnny Abu Khalil.