Yemen

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Secondo l’Unicef circa 535 milioni di bambini – quasi 1 su 4 – vivono in Paesi colpiti da conflitti o disastri, spesso senza accesso a cure mediche, istruzione d qualità, nutrizione e protezione adeguate; di questi: i tre quarti – 393 milioni- vivono in Africa Sub Sahariana, il 12% in Medio Oriente e Nord Africa.

Dopo il bombardamento aereo dell’ospedale di Abs il 15 agosto, che ha provocato 19 morti e 24 feriti, Medici senza frontiere (Msf) ha deciso di evacuare il proprio staff dagli ospedali che supporta nei governatorati di Saada e Hajjah nello Yemen settentrionale (in particolare gli ospedali di Haydan, Razeh, Al Gamouri, Yasnim nell’area di Saada, e gli ospedali di Abs e Al Gamouri in quella di Hajjah). 

Undici morti e almeno diciannove feriti. È al momento il tragico bilancio del bombardamento aereo che ieri ha colpito l’ospedale supportato da Medici senza frontiere in Yemen. Al momento dell’attacco c’erano 23 pazienti in chirurgia, 25 nel reparto di maternità – tra cui 13 neonati – e 12 in pediatria. 

Il Ministro degli Esteri indiano, Sushma Swaraj, ha ricevuto sabato 2 aprile una delegazione della Conferenza dei vescovi cattolici dell’India (Cbci), per aggiornare i presuli sulla vicenda di don Tom Uzhunnalil, il salesiano indiano appartenente all’Ispettoria di Bangalore e rapito il 4 marzo scorso durante l’attacco compiuto alla case della Missionarie della carità di Aden, Yemen.

«Ci sono ancora forti indicazioni che don Tom Uzhunnalil, che è stato rapito il 4 marzo scorso in Yemen, sia ancora vivo e non c’è alcuna ragione per credere il contrario». È quanto afferma don Mathew Valarkote, segretario dell’Ispettoria di Bangalore, da cui dipende la missione salesiana in Yemen, citando monsignor Paul Hinder, vicario apostolico per l’Arabia meridionale, che è, dice il salesiano, «la nostra primaria fonte d’informazione».

Il barbone morto di freddo a Roma, le suore di Madre Teresa uccise nello Yemen, le persone che si ammalano nella «terra dei fuochi». Sono alcuni fatti drammatici citati oggi dal Papa, nell’omelia della Messa a Santa Marta. Davanti a queste «valli oscure» del nostro tempo, ha affermato, l’unica risposta è affidarsi a Dio: anche quando non capiamo, come davanti alla malattia rara di un bambino.

Ha incentrato l'Angelus sulle parabole della Misericordia, ieri il Papa, soprattutto su quella che veniva proposta ieri dalla liturgia (Figliol Prodigo). Al termine apprezzamento per i corridoi umanitari portati avanti dalla Comunità di Sant'Egidio e un pensiero per le suore di Madre Teresa massacrate nello Yemen.