Italia

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«Vogliamo vivamente incoraggiare la partecipazione attiva e consapevole al voto e all’impegno diretto in campo sociale e politico. La scelta definitiva che ci muove, infatti, è quella di abbracciare e amare questo nostro mondo nella prospettiva di una fraternità da costruire con fedeltà ogni giorno». Si chiude con queste parole il documento del Movimento dei Focolari che, in vista delle elezioni politiche del 2018, «incoraggia l’impegno attivo per le prossime elezioni secondo coscienza e nel segno di una fraternità autentica e radicale».

Se la televisione, come spesso accade, rileva il senso comune, allora non è difficile affermare che siamo tutti vittime di un’epidemia globale di nostalgia. Non si contano le trasmissioni che guardano al passato, che rievocano, ripropongono immagini e stilemi, pensano di rivolgersi a tutti ma strizzano l’occhio soprattutto ai più anziani.

Sorelle e fratelli d’Italia, finalmente il nostro Inno nazionale è ufficiale. Dopo 70 anni di sano precariato, di stage, di prova, di apprendistato, di «ci ha ben impressionato, le faremo sapere», di attentati continui all’autostima («l’Inno di Mameli? Bah, c’è di meglio»), è stato assunto con contratto a tempo indeterminato proprio all’indomani della Grande Disfatta.

«Le divisioni immobilizzano il nostro Paese. I cattolici, prendendo spunto dalla dottrina sociale della Chiesa, hanno a disposizione un patrimonio di idee e di pratiche sviluppate con un grande obiettivo: ricucire, anzi ‘rammendare’ l’Italia». Lo ha detto ieri il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, intervenendo al Festival della dottrina sociale della Chiesa, a Verona.

Solo uno sguardo molto superficiale delle cose può portare a tracciare un parallelo tra il braccio di ferro tra Madrid e Barcellona e gli scenari che si aprono dopo i referendum consultivi di Veneto e Lombardia. Diverso il clima, per fortuna, diversi gli sbocchi. Ma questo non significa che la politica italiana, già concentrata su altri appuntamenti ad iniziare dalle elezioni siciliane, si possa permettere di considerare la questione già archiviata, grazie magari all’avvio di un tavolo negoziale.