Spagna

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«La Dichiarazione d’indipendenza unilaterale del 27 ottobre scorso ha significato la rottura dell’ordine costituzionale che come spagnoli ci siamo dati quarant’anni fa». Così l’arcivescovo di Valladolid e presidente della Conferenza episcopale spagnola, card. Ricardo Blázquez Pérez, nel suo discorso di fronte ai confratelli spagnoli riuniti in assemblea plenaria a Madrid da stamane.

Solo uno sguardo molto superficiale delle cose può portare a tracciare un parallelo tra il braccio di ferro tra Madrid e Barcellona e gli scenari che si aprono dopo i referendum consultivi di Veneto e Lombardia. Diverso il clima, per fortuna, diversi gli sbocchi. Ma questo non significa che la politica italiana, già concentrata su altri appuntamenti ad iniziare dalle elezioni siciliane, si possa permettere di considerare la questione già archiviata, grazie magari all’avvio di un tavolo negoziale.

I vescovi catalani guardano con preoccupazione l’evoluzione della situazione nel Paese e ad esprimerla è l’arcivescovo di Terragona, monsignor Jaume Pujol, presidente della Conferenza episcopale terragonese. In un tweet così scrive: «Profondamente preoccupato e triste per la situazione che si è creata oggi. Chiedo a Dio che si preservi la pace sociale».

Non è ancora chiaro il motivo per cui il presidente indipendentista catalano destituito da Madrid, Carles Puigdemont, si trova a Bruxelles, insieme ad altri cinque consiglieri, secondo quanto riferisce, tra gli altri, il quotidiano catalano la Vanguardia.

Il card. José Omella, arcivescovo di Barcellona, a Roma per l'incontro «(Re)thinking Europe» ha dichiarato di condivididere «il dolore e la sofferenza della gente. Il mio cuore piange con loro - ha detto - . Desidero e prego il Signore che ci aiuti ad evitare lo scontro e ci aiuti a costruire un futuro in pace».

Battaglia fortemente mediatica tra Carles Puigdemont e Mariano Rajoy. Il primo si rivolge alla Spagna democratica e all'Europa. Il secondo detta le misure necessarie per un ritorno alla «legalità». Una «guerra di parole», senza armi convenzionali, ma che sta conducendo i cittadini verso una pericolosa deriva: la costruzione di muri e ci vorrà tempo per abbatterli.