Turchia

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 «È una situazione che sta andando avanti da tre anni. Non è una novità. La differenza è lo stato di emergenza che all’indomani del referendum è stato prolungato per altri tre mesi. Non ci sono fatti né prove, ma solamente un lungo elenco di persone schedate». A parlare al Sir di quanto sta avvenendo in queste ore in Turchia è Mustafa Cenap Aydin, turco, direttore dell’Istituto Tevere, centro di dialogo interculturale e interreligioso di Roma.

«Una bellissima notizia». Commenta così il presidente della Toscana Enrico Rossi l'annuncio della liberazione di Gabriele Del Grande , il giovane trentaquattrenne giornalista, documentarista e blogger di Lucca che era stato arrestato in Turchia il 9 aprile scorso. La svolta c'è stata nella notte: la notizia l'ha data di prima mattina il ministro degli esteri Angelino Alfano e poco prima delle undici Gabriele è atterrato a Bologna.

«Condannare questi fatti nel modo più assoluto e rigoroso. Senza mezzi termini». È il secco commento, rilasciato al Sir, dal presidente dei vescovi cattolici della Turchia, monsignor Boghos Levon Zekiyan, in merito alla strage di Capodanno, a Istanbul, nella quale sono rimaste uccise 39 persone, la maggior parte stranieri, con decine di feriti. 

Un accorato appello a porre fine ad ogni violenza e a costruire un mondo di giustizia e pace è stato lanciato dal segretario generale del Consiglio mondiale delle Chiese Rev. Olav Fykse Tveit. Cordoglio e piena solidarietà ai cristiani del Cairo sono stati espressi anche da Ronald S. Lauder, presidente del Congresso ebraico mondiale (Wjc).

(Bruxelles) Piccolo passo dell’Albania verso l’Unione europea. La Commissione ha infatti adottato oggi il suo pacchetto annuale sull’allargamento, che valuta lo stato di avanzamento dei Balcani occidentali e della Turchia «nell’attuazione delle principali riforme politiche ed economiche e individua le misure necessarie ad affrontare le questioni ancora aperte».

«Pensiamo adesso, in silenzio, per un attimo alle cose che abbiamo dentro di noi e che ci impediscono di attraversare la porta: il mio orgoglio, la mia superbia, i miei peccati. E poi, pensiamo all’altra porta, quella spalancata dalla misericordia di Dio che dall’altra parte ci aspetta per dare il perdono». Lo ha detto ieri Papa Francesco durante l’Angelus in piazza San Pietro.