Pace

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«Tacciano le armi e prevalga la buona volontà di dialogare per dare al Paese pace e sviluppo». È l’appello del Papa per la Repubblica Centrafricana, da cui «giungono purtroppo notizie dolorose», ha detto Francesco dopo la recita del Regina Coeli di ieri, a proposito del Paese che porta «nel cuore, specialmente dopo la mia visita del novembre 2015».

Oggi alla recita del Regina caeli il Papa ha detto: “Giungono purtroppo notizie dolorose dalla Repubblica Centrafricana, che porto nel cuore, specialmente dopo la mia visita del novembre 2015. Scontri armati hanno provocato numerose vittime e sfollati, e minacciano il processo di pace. Sono vicino alla popolazione e ai vescovi e tutti coloro che si prodigano per il bene della gente e per la pacifica convivenza. Prego per i defunti e i feriti e rinnovo il mio appello: tacciano le armi e prevalga la buona volontà di dialogare per dare al Paese pace e sviluppo”.

«In questi tempi travagliati è essenziale ricordare che la pace è un dono che gli uomini non devono mai smettere di chiedere» a Dio. Lo scrive  Francesco, in un messaggio rivolto a quanti parteciperanno al 59° pellegrinaggio militare internazionale dei cappellani militari cattolici, che si svolgerà dal 19 al 21 maggio a Lourdes, sul tema: «Dona a noi la pace».

«Anche oggi c’è tanto bisogno di preghiera e di penitenza per implorare la grazia della conversione, per implorare la fine di tante guerre che sono dappertutto nel mondo e che si allargano sempre di più, come pure la fine degli assurdi conflitti grandi e piccoli, che sfigurano il volto dell’umanità». Con queste parole, durante il Regina Caeli di ieri, il Papa ha attualizzato il viaggio a Fatima, di cui – davanti a 25mila fedeli – ha ripercorso le tappe.

Affido a Maria, Regina della pace, la sorte delle popolazioni afflitte da guerre e conflitti, in particolare in Medio Oriente. Tante persone innocenti sono duramente provate, sia cristiane, sia musulmane, sia appartenenti a minoranze come gli yazidi, i quali subiscono tragiche violenze e discriminazioni. Alla mia solidarietà si accompagna il ricordo nella preghiera, mentre ringrazio quanti si impegnano a sovvenire ai bisogni umanitari. Incoraggio le diverse comunità a percorrere la strada del dialogo e della amicizia sociale per costruire un futuro di rispetto, di sicurezza e di pace, lontano da ogni sorta di guerra.

L'ampio piazzale del Santuario di Nostra Signora di Fatima si è vestito di luce, la luce della fede e della speranza che guidano i passi del popolo di Dio. In questi luoghi, testimoni delle apparizioni della Vergine, seguite nei cento anni successivi da una preghiera pressoché incessante, Papa Francesco ha benedetto le candele, per poi introdurre la recita del santo rosario. I grani della corona, scivolando tra le dita delle donne e degli uomini che invocano la misericordia di Dio, consentono al Vangelo di riprendere "la sua strada nella vita di ognuno, delle famiglie, dei popoli e del mondo", e leniscono le ferite dei "diseredati e infelici ai quali è stato rubato il presente", "degli esclusi e abbandonati...".

Migliaia di persone, molte delle quali anche percorrendo 450 chilometri a piedi, si sono messe in cammino per essere a Fatima con Papa Francesco. Il Pontefice è atterrato, poco dopo le 

, alla base aerea di Monte Real, accolto, tra gli altri, dal presidente della Repubblica, Marcelo Nuno Duarte Rebelo de Sousa, con il quale si è intrattenuto privatamente in una sala della torre di controllo. Un successivo trasferimento, in elicottero e in papamobile, ha condotto Papa Bergoglio al Santuario di Nostra Signora di Fatima, dove fedeli gioiosi lo attendevano pazienti sin dalle prime ore del mattino, nonostante le iniziali avverse condizioni atmosferiche.