Pace

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«La promozione del dialogo, della riconciliazione e della cooperazione non possono essere date per scontate». Ne è convinto il Papa, che ricevendo oggi in udienza gli ambasciatori di Yemen, Nuova Zelanda, Swaziland, Azerbaijan, Ciad, Liechtenstein e India, in occasione della presentazione delle lettere credenziali, ha affermato che «la delicata arte della diplomazia e l’arduo lavoro della costruzione di una nazione devono essere sempre nuovamente imparate da ogni nuova generazione».

«Quanto è bene per noi stare insieme!». Il Papa ha iniziato con questa esclamazione l’incontro con i 10 vescovi del Bangladesh, presso la Casa dei sacerdoti anziani nel complesso dell’arcivescovado di Dacca, dove Francesco è arrivato dopo aver visitato la cattedrale ed essersi raccolto in preghiera silenziosa nella cappella del Santissimo (testi discorsi)

Si è concluso con una dimostrazione concreta della «cultura dell’incontro» l’incontro interreligioso ed eumenico nell’arcivescovado di Dacca. Il Papa ha infatti abbracciato 16 Rohingya (12 uomini, 4 donne tra cui 2 bambine), in rappresentanza dei 700mila profughi accolti nel campo di Cox’s Bazar. Nel suo discorso forte appello a non u8sare le religioni per creare odio e violenza.

Una delegazione vaticana era presente oggi a Istanbul alla festa di Sant'Andrea, patrono del Patriarcato di Costantinopoli. Messaggio del Papa a Bartolomeo I con appello a «promuovere iniziative congiunte a livello locale su questi temi, perché ci sono molti contesti in cui gli ortodossi e i cattolici possono già lavorare insieme senza aspettare il giorno della piena e visibile comunione».

Si è posto sulla scia dei suoi «due predecessori, Papa Paolo VI e Papa Giovanni Paolo II», Papa Francesco nel primo discorso pubblico (testo integrale) in Bangladesh, pronunciato durante l’incontro con le autorità, il Corpo diplomatico e la società civile, nel palazzo presidenziale di Dacca. Elogio dello slancio umanitario a favore dei rifugiati e appello perche la comunità internazionale intervenga. 

Per essere «testimoni della riconciliazione e della pace», bisogna saper dire no alla vendetta e sì al «balsamo della misericordia». È la ricetta per sanare le «ferite della violenza, sia visibili che invisibili», frutto di un conflitto durato 50 anni che Francesco ha indicato nell'omelia della Messa (testo integrale) celebrata al Kyaikkasan Ground di Yangon, davanti a centinaia di migliaia di fedeli.

«Sono venuto, soprattutto, a pregare con la piccola ma fervente comunità cattolica della nazione, per confermarla nella fede e incoraggiarla nella fatica di contribuire al bene del Paese». Sono le prime parole del primo discorso pubblico del Papa in Myanmar (testo integrale), pronunciato durante l’incontro con le autorità, con la società civile e con i membri del Corpo diplomatico, al Myanmar International Convention Center di Nay Pyi Taw, dove è stato accolto dal consigliere di Stato e ministro degli Esteri, il premio Nobel Aung San Suu Kyi.