Politica

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A venticinque anni dall’inizio di Tangentopoli è lecito chiedersi perché quella stagione che ha così profondamente segnato la storia del nostro Paese non ha prodotto analoghi risultati sul fronte della creazione di quegli anticorpi necessari per estirpare alla radice il germe della corruzione che si annida tanto nella gestione della cosa pubblica quanto nei rapporti tra privati.

La grave crisi esplosa all’interno del Pd segna, con ogni probabilità, la fine di un ciclo. Anche se dovesse, a sorpresa, rientrare tutto (domani come tra un anno) è chiaro che quanto accaduto lascerà più di un segno. Soprattutto lascerà quello che è stato il principale partito italiano degli ultimi anni trasformato in un cumulo di macerie, con il fallimento sostanziale di un progetto che affonda le radici nella stentata nascita della cosidetta Seconda Repubblica.

La storia politica italiana, sostiene Cartocci, dimostra che «paradossalmente le insufficienze della sinistra producono innovazione politica perché il vuoto che viene lasciato viene riempito da qualcun altro». È accaduto così anche nella prima metà del secolo scorso e, in tempi a noi vicini, prima con Berlusconi e adesso con il Movimento 5 stelle.

L'Italicum emendato dalla Corte costituzionale e da questa definito immediatamente utilizzabile, prevede che nei 100 collegi i capolista siano «bloccati», cioè che vengano eletti per primi nel caso scatti il seggio per il loro partito. La conseguenza sarebbe che almeno due terzi dei deputati verrebbero eletti a prescindere dal voto di preferenza, che pure è permesso.

Lunedi 6 febbraio il Collegamento Sociale Cristiano (Circolo «Alberto Migone» Firenze) ha in programma il quarto incontro di riflessione che rappresenta il momento centrale del percorso, spiegano gli organizzatori, «fra economia e politica, alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa, per una proposta politica realmente orientata al bene comune».