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L'estate è quasi finita, ma rieccoci tutti qui a parlare di Silvio Berlusconi, del suo destino politico dopo la condanna definitiva da parte della Corte di Cassazione. Da lui dipendono la sorte del governo delle «larghe intese» e la possibilità di andare incontro all’autunno con un governo che governi, con una maggioranza che ne garantisca gli atti in Parlamento, con un’opinione pubblica più serena e disponibile a sostenere ogni sforzo per garantire lo sviluppo necessario al Paese.

“Di qualsiasi sentenza definitiva, e del conseguente obbligo di applicarla, non può che prendersi atto. Ciò vale dunque nel caso oggi al centro dell'attenzione pubblica come in ogni altro”. Lo afferma il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in una nota, a proposito della sentenza sul caso Mediaset, nella quale afferma di non aver ricevuto alcuna richista di grazia e riconosce che vi possono essere legittime riserve sulla sentenza della Cassazione ma avverte che una crisi di governo in questo momento sarebbe fatale per il Paese.

Sono in tanti quelli che oggi chiedono al «pregiudicato» Berlusconi di suggerire al «politico» Berlusconi di essere responsabile. Cioè, chiedono all'immorale condannato di essere politicamente virtuoso. Difficile dire se si tratti di superficialità, di doppiezza o di semplice ingenuità. Forse converrebbe a tutti ragionare «politicamente» come se Berlusconi fosse «immortale» e attrezzarsi a batterlo con l'unica arma lecita in democrazia: il voto

L'aveva detto e l’ha fatto: «Andare verso le periferie, non solo geografiche, ma esistenziali». E così Papa Francesco ha fatto il primo viaggio del suo pontificato non in una grande capitale, bensì a Lampedusa, una piccola isola più vicina all’Africa che all’Italia, meta dei viaggi della disperazione in cui, secondo le ultime stime, ventimila stranieri, in questi anni hanno perso la vita.

Il simposio promosso dall’associazione Rondine Cittadella della Pace, giunto alla seconda edizione, e che verrà presentato venerdì 12 luglio ad Arezzo. Insieme a relatori quali l’ambasciatore Sandro De Bernandin, il fondatore di Unimed (università mediterranee) Franco Rizzi, al presidente di «Rondine» Franco Vaccari, interverranno anche diversi studenti provenienti da Egitto, Libia e Tunisia che hanno preso parte alla prima fase del progetto stesso portando la loro visione e le testimonianze dirette della situazione dei loro Paesi di provenienza