Elezioni

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(Londra) Un chiaro invito a votare e a votare bene, sui temi che stanno più a cuore alla Chiesa, nelle elezioni del prossimo 8 giugno che determineranno «il modo in cui il nostro Paese lascerà l’Unione europea e i valori che ci sono più cari». L’invito arriva dalla Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles che, in una lettera ai fedeli che verrà letta durante il prossimo fine settimana in tutte le parrocchie, incoraggia tutti i cattolici «a prendere parte attiva nelle elezioni».

I liberali Vvd del premier Rutte si confermano primo partito, buon risultato del Pvv dello xenofobo e antiUe di ultradestra Wilders, che però non sfonda. Bene i cristiano democratici, i liberali di sinistra e i verdi. I seggi parlamentari a una miriade di partiti e trovare la quadra per l'esecutivo non sarà facile. Il commento di Daniëlle Woestenberg, consulente senior per i rapporti Chiesa-Stato presso la Conferenza episcopale olandese.

L'Italicum emendato dalla Corte costituzionale e da questa definito immediatamente utilizzabile, prevede che nei 100 collegi i capolista siano «bloccati», cioè che vengano eletti per primi nel caso scatti il seggio per il loro partito. La conseguenza sarebbe che almeno due terzi dei deputati verrebbero eletti a prescindere dal voto di preferenza, che pure è permesso.

«La Chiesa non è un potere né parallelo, né alternativo a chi ha responsabilità di governo». A precisarlo, in apertura della conferenza stampa di chiusura del Consiglio episcopale permanente, è stato monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei. Tra i tanti temi trattati, la pedofilia, l'italicum e le elezioni politiche, lo «ius soli», il ddl sul fine vita, la scuola cattolica, la situazione del clero e le prime mosse di Trump.

La Corte Costituzionale ha bocciato alcuni punti chiave dell'«Italicum», la legge elettorale per l'elezione dei deputati, approvata nel giugno 2015 e mai ancora applicata. I giudici della Consulta hanno detto no al ballottaggio e ai capolista che possono scegliere il seggio. Supera invece l'esame il premio di maggioranza per il partito che supera il 40% dei voti. Una decisione che – sottolinea la Corte - porta a una legge immediatamente applicabile.

Economia e lavoro, Mezzogiorno, sicurezza. Ricostruzione post-terremoto, Mps, nuova legge elettorale, migrazioni, politica estera. Sono alcuni fra i numerosi temi che ha affrontato Paolo Gentiloni, presidente del Consiglio dei ministri da sole due settimane, durante la tradizionale conferenza stampa di fine anno. 

La ragione profonda del sorprendente risultato del referendum è raccolta nelle pagine di un libro che nessuno ha fatto in tempo a leggere prima di andare al seggio. Si tratta dell’Annuario del Censis, che dipinge un ceto medio impoverito e spaventato, giovani incerti sul domani, un risparmio che cresce perché si ha paura di investire e tanto lavoro di bassa qualità.

Una prima lettura «a caldo» proviamo a farla confrontandoci con due costituzionalisti, Stefano Ceccanti ed Enzo Di Salvatore, entrambi protagonisti della campagna referendaria, rispettivamente per il Sì e per il No. Il primo spiega l’affluenza così elevata e anche l’esito del voto con l’idea che il referendum «è stato come un’elezione politica e da elezione politica sono stati la partecipazione e i comportamenti degli elettori». Il secondo rileva che «non c’è stata la vittoria di questa o di quella forza politica», piuttosto i cittadini hanno fondamentalmente votato «sul merito della riforma».