Parlamento

Ultimi contenuti per il percorso 'Parlamento'

La legge sullo «ius soli» è «un argomento molto importante in cui decidiamo il nostro futuro» e non si può affrontare come se fosse «in un ring» attraverso modalità da «far west». «Una classe politica che urla è il modo migliore per dimostrare che non sta cercando il bene comune»: lo ha detto oggi a Roma il card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente di Caritas italiana, durante la presentazione del Rapporto immigrazione 2016 Caritas/Migrantes.

I bambini e i ragazzi nati in Italia e quelli che hanno frequentato almeno 5 anni di scuola «hanno il diritto di sentirsi cittadini italiani». Lo ribadisce mons. Guerino Di Tora, vescovo ausiliare di Roma, presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione episcopale Cei per le migrazioni, in un’intervista al Sir sul dibattito politico in corso sull’approvazione della legge per dare la cittadinanza italiana a chi nasce (ius soli) e studia (ius culturae) in Italia.

Nel campo del processo penale, in particolare, c’è chi fa risalire addirittura al 1999 il precedente intervento normativo non settoriale. Questo per dare la misura della portata della legge, che come tutti i provvedimenti complessi e con uno spettro così ampio è stata oggetto di valutazioni differenziate, anche radicalmente, non solo a livello politico ma anche da parte dei commentatori.

Il Consiglio centrale dell’Unione giuristi cattolici italiani (Ugci) «memore che l’atteggiamento ostruzionistico a proposte di leggi su temi etici ha spesso portato il Parlamento a legiferare successivamente in senso addirittura peggiorativo», ritiene «necessaria l’approvazione del Disegno di legge intitolato ‘Norme in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari al fine di evitare l’accanimento terapeutico’».

Per il giurista Alberto Gambino, presidente di Scienza & Vita, il testo del ddl 1142, approvato alla Camera, va modificato perché consente troppa discrezionalità interpretativa, considera alimentazione e idratazione artificiale come trattamenti sanitari, «apre» all’abbandono terapeutico, non riconosce il diritto del medico all’obiezione di coscienza.