Province

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Con 24 voti favorevoli della maggioranza, 13 contrari delle opposizioni e l’astensione dei due consiglieri di Sì Toscana, il Consiglio regionale ha approvato la legge di riordino delle funzioni provinciali con l’elenco del personale provinciale trasferito alla Regione.

La Toscana è stata la prima Regione italiana a dotarsi di una legge di riordino istituzionale per risolvere il nodo del riassorbimento delle funzioni e del personale delle Province. «Si tratta del più pesante riordino istituzionale degli ultimi decenni», ha spiegato l'assessore regionale alle riforme istituzionali Vittorio Bugli intervenendo in Consiglio regionale con una comunicazione sul tema.

Otto province toscane stanno per avviare le procedure di pre-dissesto, perché già con il taglio del 2015 non sono in grado di presentare bilanci in equilibrio. Domani a Firenze è in programma un'assemblea dei lavoratori dalle 10 alle 12 nella sede della ex Provincia, cui seguirà un sit-in davanti al porte di Palazzo Medici Riccardi, in via Cavour.

Stamani il vescovo di Grosseto, Rodolfo Cetoloni, ha portato la sua solidarietà e il suo messaggio di auguri ai lavoratori della Provincia in assemblea permanente. «Natale - ha detto - è pensare a Dio e pensare all’uomo come lo guarda Lui. Mentre siete qui insieme cercando di costruire delle proposte per il vostro futuro e il futuro di molti servizi state facendo Natale, perché provate a far nascere qualcosa di nuovo».

Graziano Delrio, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, illustra i vantaggi per i trasporti pubblici, («sistemi metropolitani di superficie che non si fermino ai confini comunali»), per la raccolta dei rifiuti e per gli ambiti territoriali sull'acqua. Ma anche una più forte attrazione di investimenti - per centri di ricerca, università, innovazione - e promozione del territorio. In Toscana c'è quella di Firenze.

Dieci le città metropolitane: Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria, più Roma Capitale che avrà una disciplina speciale. Eletti i «consigli metropolitani», la tappa successiva è quella della stesura e approvazione degli statuti. Segnalati limiti nella rappresentanza delle minoranze. Il ''sindaco metropolitano'' è il primo cittadino del comune capoluogo.