Referendum

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«Un risultato che attendevamo, un risultato positivo per i giovani stranieri di terza generazione». Plaude la Commissione «Giustizia e Pace» della Conferenza episcopale svizzera alla decisione presa ieri dal popolo svizzero di dire «Sì» alla naturalizzazione agevolata dei cittadini stranieri di terza generazione.

«Con la sentenza della Corte Costituzionale si apre un ampio dibattito sul lavoro in Italia. Questo è un elemento di soddisfazione per le Acli». Lo afferma Roberto Rossini, presidente nazionale delle Acli, dopo la decisione della Corte Costituzionale che ha giudicato inammissibile il quesito sull’articolo 18 e ammissibili i quesiti su voucher e responsabilità solidale sugli appalti.

«Per principio sono contrario a che i problemi che riguardano il mondo del lavoro e le riforme del mercato del lavoro vengano gestiti con i referendum. Per questo fin da subito avevo manifestato la mia opposizione allo strumento referendario». È quanto afferma Carlo Costalli, presidente del Movimento cristiano lavoratori (Mcl), commentando la sentenza della Corte Costituzionale sull’ammissibilità dei quesiti referendari presentati dalla Cgil.

L’11 gennaio, la Consulta si esprimerà decretandone l’ammissibilità o piuttosto respingendo la richiesta. Tre i quesiti sui quali i cittadini potrebbero esprimersi: ripristinare l’art. 18 e addirittura estenderlo alle aziende sopra i 5 dipendenti, eliminare i voucher per i lavori saltuari, ristabilire la responsabilità solidale tra società appaltatrice e appaltante. Le opinioni di Roberto Rossini (Acli), Francesco Becchetti (Università Tor Vergata di Roma), Fabiano Longoni (Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Cei), Carlo Costalli (Mcl)

La ragione profonda del sorprendente risultato del referendum è raccolta nelle pagine di un libro che nessuno ha fatto in tempo a leggere prima di andare al seggio. Si tratta dell’Annuario del Censis, che dipinge un ceto medio impoverito e spaventato, giovani incerti sul domani, un risparmio che cresce perché si ha paura di investire e tanto lavoro di bassa qualità.

Una prima lettura «a caldo» proviamo a farla confrontandoci con due costituzionalisti, Stefano Ceccanti ed Enzo Di Salvatore, entrambi protagonisti della campagna referendaria, rispettivamente per il Sì e per il No. Il primo spiega l’affluenza così elevata e anche l’esito del voto con l’idea che il referendum «è stato come un’elezione politica e da elezione politica sono stati la partecipazione e i comportamenti degli elettori». Il secondo rileva che «non c’è stata la vittoria di questa o di quella forza politica», piuttosto i cittadini hanno fondamentalmente votato «sul merito della riforma».