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«Se con il primo Concordato lo scopo dell’insegnamento religioso era la formazione cristiana degli alunni, oggi l’Insegnamento della religione cattolica (Irc) mira alla formazione umana degli studenti, una formazione che non può dirsi completa senza essersi interrogata sulla dimensione religiosa della persona». Lo ha sottolineato oggi a Roma il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, alla presentazione della ricerca «Una disciplina alla prova. Quarta indagine nazionale sull’Insegnamento della religione cattolica in Italia a trent’anni dalla revisione del Concordato» (Elledici).

Non è «l’ora dei cattolici» e neppure è rimasta confinata in un angolo, sebbene «all’epoca della firma del nuovo Concordato pochi avrebbero scommesso sulla tenuta di questo insegnamento, che oggi invece mostra di essere ancora vitale, con un tasso di adesione di poco inferiore al 90% nella media nazionale». A osservarlo è la «Quarta indagine nazionale sull’insegnamento della religione cattolica in Italia a trent’anni dalla revisione del Concordato»,

«Un’occasione formativa importante che vi viene offerta per conoscere le radici cristiane della nostra cultura»: così i vescovi italiani presentano agli studenti e ai genitori la proposta dell’ora di religione, nel messaggio della presidenza della Cei in vista della scelta di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica nell’anno scolastico 2016-2017.

Avvalersi dell'ora di religione «non è una dichiarazione di appartenenza religiosa, né pretende di condizionare la coscienza di alcuno». A precisarlo sono i vescovi italiani, nel Messaggio della presidenza della Cei per l'insegnamento della religione cattolica (Irc), inviato come è tradizione nel periodo dell'iscrizione al prossimo anno scolastico.

«Vorremmo esprimere la nostra preoccupazione» in merito «alla proposta di ridurre il numero di ore dedicate alla religione e all'etica nelle Scuole europee». Un gruppo di eurodeputati firma oggi una lettera - inviata alle massime autorità organizzative e didattiche dei 14 istituti scolastici presenti in 7 Paesi e principalmente rivolti ai figli dei dipendenti delle istituzioni Ue (24mila allievi) - per segnalare alcuni dubbi in merito alle decisioni che potrebbero essere assunte dal Consiglio superiore nella seduta che si apre oggi a Bruxelles per concludersi il 18 aprile.